Dialogo con l’ Inconscio e riprogrammazione

Sito Ufficiale del Dott. Vittorio Paola

 

Parlando sempre di inconscio, incontriamo una dimensione profonda che riguarda tale struttura dell'apparato psichico; una struttura ipotizzata da Jung nel 1912 e per la prima volta citata nel suo libro ‘Trasformazioni e simboli della libido’, dove egli riportava il contenuto di alcune allucinazioni di pazienti schizofrenici senza alcuna cultura e scolarizzazione. In questi deliri si evidenziavano immagini di un passato ed elementi culturali che li soggetti coinvolti non potevano aver in alcun modo direttamente conosciuto e tanto meno acquisito. Jung scriveva che: “Per l’esperienza psicologica questi sono i contenuti archetipici dell’ inconscio collettivo, i resti, uguali in tutti gli uomini, di un’umanità antichissima, il patrimonio comune ereditario e intatto da ogni differenziazione ed evoluzione, donato agli uomini al pari della luce e del sole e dell’aria”. Negli anni a seguire Jung ritorna spesso sul concetto di inconscio collettivo, differenziando sempre più l’oggetto dalla funzione. Jung scrive in ‘La struttura della psiche’ (1927) “L’inconscio collettivo è un patrimonio ereditario di possibilità rappresentative non individuali ma comuni a tutti gli uomini e forse a tutti gli animali, e costituisce la vera e propria base della psiche individuale’. Ancora in ‘Problemi generali in psicoterapia’ (1929) egli scrive: “Con questo termine ( inconscio collettivo) intendo un funzionamento della psiche inconscia, comune a tutti gli uomini”. Jung con i suoi studi sull'argomento ha creato i presupposti scientifici per credere che ogni essere vivente è sottoposto ad una spinta verso la crescita e la evoluzione, e questa spinta contiene già i codici di una conoscenza onnisciente ed eterna. I codici di questa conoscenza sono gli archetipi di cui parlerò al Seminario del 19 settembre e prima in un altro post.
L'inconscio collettivo si proietta al limite della conoscenza Junghiana laddove lo stesso autore intravede una dimensione più vasta che va oltre il collegamento archetipico e si espande in quelle dimensioni abitate e popolate dalle nostre energie primordiali e successive alla vita stessa. Affascinante dunque questo viaggio che con il supporto della fisca quantistica spiega e risolve molti enigmi della vita e dell'Animo Umano.

Riprendiamo a parlare di Inconscio, e mi riferirò ad una struttura psicologica esterna che fa molti riferimenti all'inconscio perchè con esso dialoga nativamente: lo specchio applicato ai rapporti umani. Quale miglior modo abbiamo di decifrare il segnale che una persona ci mostra, entrando nella nostra vita? Specchiandoci in lei. Quando ci osserviamo in uno specchio, siamo in grado di capire se e quanto ci giudichiamo? L'immagine riflessa rimanda esattamente ciò che siamo, come vibriamo, ed è la nostra percezione a creare la nostra realtà. Questi concetti erano già chiari in tempi antichi, ma molto del materiale e della conoscenza che indicavano le strade per un percorso interiore, è andato perduto, o peggio, dimenticato. Una storia ci racconta di una scuola iniziatica, quella degli Esseni, i quali adottavano come tecnica di sviluppo dell'auto-conoscenza quella dei sette specchi. Alcune leggende raccontano che lo stesso Gesù potesse essere un esseno. I romani nel 68 d.c. distrussero la popolazione ma non le loro biblioteche, che sono giunte fino a noi oggi. I manoscritti da cui prendere spunto per osservare la chiave dei rapporti umani secondo questa teoria dei sette specchi esseni, sono stati portati alla nostra conoscenza e analizzati da Gregg Braden, ricercatore, autore di numerosi best seller. Il lavoro su noi stessi analizzando i sette specchi svilupperà da subito l'osservazione della comprensione, analizzato come una piccola separazione dal resto e ci indicherà dove ci stiamo allontanando, dividendoci da un tutto che in realtà non ci tiene mai divisi.