Il Padre, ruolo e Idealizzazione

Il Padre psicologico

Il padre si trasfigura in Dio, nella guida sicura e di riferimento. Il padre deve sfuggire al riflesso autoritario imponendo metodi  e strade obbligate ma al contrario dovrebbe fare in modo di rendere creativo il figlio, incoraggiarlo a sperimentare la vita in altre parole ad essere audace e a trovare i limiti della propria emotività. Una personalità così formata è una risorsa per se stesso e per la società, giusto a rimarcare la importanza del ruolo paterno, perché questi avventurosi sono coloro che scoprono nuovi sentieri, nuove tecnologie e sono capaci di vedere oltre e creare piuttosto che copiare. Sgretolano la immobilità della storia. Per Freud cosa è un padre: è qualcosa che si ritrova in dio, dio è una proiezione dell’immagine del padre come un padre trasfigurato. Agli occhi di Freud, padre della psicanalisi, tutti gli dei non fanno altro che raffigurare il volto del padre umano. Partendo da qui Freud spiega la nascita come necessità delle religioni. Per lui infatti la religione è una nevrosi ossessiva. Infatti, gli ossessivi hanno condotte rigide, si lavano continuamente le mani, tolgono e indossano gli abiti e li ripongono sempre nello stesso senso, applicano dovunque un rituale, un cerimoniale  comportamentale e se non rispettano questo rituale si sentono profondamente angosciati al punto che tutta la loro vita è avvelenata da queste costrizioni da obblighi e divieti autoimposti. Secondo Freud le condotte religiose somigliano molto alle condotte ossessive compulsive. Ad esempio il credente si sottopone  tutta una serie di  rituali composti da gesti, parole, vestigia, preghiere e lo fa meticolosamente e anche meccanicamente secondo un codice imposto dall’esterno. Sfuggire o non sottoporsi a questi rituali scatena sensi di colpa e vere e proprie ossessioni.  La religione per freud è dunque una nevrosi, una patologia della psiche, vale a dire l’espressione di un conflitto tra una parte di se, una parte desiderante chiamata ES o inconscio e i divieti confini della morale che sta in un altro distretto psicologico chiamato superIo che inibisce e rifiuta di soddisfare questi desideri. L’IO si viene a trovare fra questi due titani, la spinta dell’inconscio da una parte e le costrizioni del superio dall’altra. Allora viene inventato ogni sorta di compromesso e la religione ne è un esempio come la pittura, la letteratura e ogni forma di espressione artistica o anche il votarsi agli altri, sono tutti compromessi cui l’IO ricorre per sedare l’angoscia quindi il conflitto. Questa situazione di conflitto viene dall’infanzia. Il bambino si protende spontaneamente verso sua madre e la rivendica come se fosse totalmente sua e il padre in questa fase appare come un rivale e prova per lui allo stesso tempo, ammirazione, timore e ostilità, fino a desiderare inconsciamente la sua morte. Allora un padre è colui che si presta ad essere ucciso simbolicamente dai figli, colui che inconsapevolmente riconosce questo destino psicologico. Ma il bambino comprende che questo piano non è attuabile perché il padre è più forte di lui e lo ammira anche per questo, così il bambino deve adottare una soluzione di compromesso e quindi si sottomette. La sottomissione in se stessa non è traumatizzante ma la religione è un tentativo di eliminare il senso di colpa ancestrale per la reale uccisione del padre. La religione cattolica è molto ben strutturata per andare incontro a questa necessità. Comincia con il dogma del peccato originale ed inventa il mezzo radicale per riconciliarsi con il padre dopo il trauma del pasto ancestrale, con la morte violenta del figlio ed estende questa riconciliazione all’insieme della umanità quando i figli con la comunione eucaristica partecipano all’atto sacrificale di mangiare il padre. Per Freud le cose sono chiare: la religione risponde ad un bisogno di padre.  In ogni adulto vi è un bambino da consolare, la vita è troppo pesante, infligge troppe pene, delusioni e compiti insolubili e per sopportarla non si può fare a meno dei sedativi: religione. Droga, sesso, tutti paliativi. La religione dunque risparmia ed al minimo prezzo una sorta di nevrosi. Arriva il tempo però che l’uomo abbandoni questa nevrosi infantile. In questo modo la religione diventa un elemento costitutivo della coscienza umana adulta. Jung sostiene che la religione è uno stato irrinunciabile della natura umana; l’uomo senza religione non è più collegato al reale ed è disinteressato del mondo in senso generale, quindi cade nell’angoscia e nella follia oppure si crea dei sostituti dove la religione risorge clandestinamente come in atteggiamenti fanatici o nel nazismo o altro che seducono lo spirito ma perdono l’anima. Secondo Freud il Cristo non ha vissuto per il Padre ma al posto del Padre come sua proiezione nella realtà.  Quando pretendiamo di vivere per il dio padre, proiettiamo su di lui l’ambiguo atteggiamento che noi nutriamo verso il nostro padre terreno che consiste nell’ammirarlo e onorarlo dopo però averlo ucciso o desiderato di uccidere. La credenza nel dio padre parte dalla teoria del complesso materno secondo la quale il bambino identifica il suo benessere con la sua unione con la madre. Crescendo si rende conto però che fra lui e la madre c’è il padre e capisce che il rapporto genitoriale è cosa diversa dal rapporto di coppia, e il padre rivendica pure un diritto sulla madre. Si sviluppa così nel bambino il complesso di edipo e quindi il forte desiderio di eliminare il padre. Questo desiderio genera un senso di colpa che il bambino cercherà di cancellare sviluppando una reazione opposta idealizzando l figura del padre e facendone una specie di baluardo di difesa dalle asprezze della vita. Qui si capisce l’intimo collegamento fra il complesso del padre e la fede in dio il quale psicologicamente non è altro che un padre ingigantito (totem e tabù). Il ricordo ancestrale della figura paterna quale maschio dominante sulle donne sia madri o sorelle o appartenenti al gruppo e della successiva ribellione dei due fratelli che si coalizzarono per uccidere il padre e prenderne il posto ma si accorgono che da soli nessuno può prendere il posto del padre, e questo ha dato origine a due tabù che vietano, uno l’unione con la madre e le sorelle (tabù dell’incesto)  e l’altro che vieta l’uccisione dei fratelli e quindi il tabù dell’omicidio. Questo delitto del padre primordiale che Freud identifica con il peccato originale della bibbia suscita nella umanità intera un senso di colpa che il clan dei fratelli cercherà di espiare esaltando il padre e facendone il loro totem  o divinità tutelare. Il pasto totemico è un banchetto rituale nel quale i discendenti del padre ucciso rinnovano il ricordo dell’accaduto dando sfogo ad ambivalenti sentimenti di dolore per la morte del padre e di festa per la vittoria riportata su di lui. Le religioni conservano questo contenuto da un lato si preoccupano di espiare il senso di colpa di questo delitto e dall’altro non possono esimersi dal ripetere l’eliminazione del padre e il banchetto totemico nella eucaristia. Nella religione cristiana il figlio si sostituisce al padre e prende il suo posto, gesù diventa egli stesso dio accanto a lui. La religione di mosè invece dice freud era stata una religione del padre mentre il cristianesimo è diventata una religione del figlio, quindi l’eucaristia sarebbe una forma evoluta dell’antico pasto totemico i cui i partecipanti incorporano il sangue e la carne del dio padre. Finchè le cose vanno bene e noi viviamo solo delle piccole frustrazioni, non ci poniamo nessuna domanda e siamo inconsapevoli, un po come quando gli organi del nostro corpo funzionano regolarmente non sappiamo nemmeno che esistono. Ma se le cose vanno male nasce una autocoscienza del problema e quindi una maggiore consapevolezza. Esiste una paura verso il padre, così come esiste un rifugiarsi presso di lui. Il padre dunque indirizza, offre uno sguardo buono e una parola gentile al fine di ottenere il meglio dal figlio. Per un figlio il padre è un gigante una sorta di istituzione. Un padre è colui che insegna al figlio come superare quella congenita sensazione di nullità che vive in noi non realizzati e che domina la vita di alcune persone. Il padre dunque incoraggia e apre la strada, ma questo incoraggiamento deve arrivare in età giusta quando siamo giovani e influenzabili positivamente da una forte figura di riferimento. I padri tolgono la parola ai figli con le classiche minacce senza possibilità di replica. Il padre è gigantesco soprattutto quando entrano in gioco le minacce: ti distruggo, ti ammazzo, ti faccio a pezzetti, e per quanto dopo non succeda nulla, l’dea che il figlio ha del padre prevede che egli possa farlo realmente. Questo rimane un dubbio nefasto e angoscioso, distruttivo e la conseguenza è che si diventa bambini scontrosi, disobbedienti, sempre intenti a fuggire, si diventa introversi, ripiegati su se stessi. Un padre dice vai e affronta mentre una madre ansiosa reprime e trattiene, dove vai ? Un padre ci insegna a vivere e a morire e ci insegna ad affrontare la morte con coraggio. Dunque un padre è un eroe un superuomo colui che domina l’orizzonte E’ un soggetto che non si innamora della figlia o del figlio, è uno che non confonde il linguaggio erotico con quello affettivo e questo anche nella gestualità comportamentale generando una profonda confusione nel figlio, perché è oltre il contro transfert . Insomma è un padre che non abusa psicologicamente e sessualmente del bambino, causando una confusione fra sentimenti teneri aggressivi e sessuali. Infine va detto che il confronto e il conflitto con il padre per il bambino è un elemento indispensabile  affinchè il figlio raggiunga una certa identità e si deve trattare di un conflitto costruttivo e non distruttivo. Questo confronto deve accadere perché il padre rappresenta il mondo delle idee quindi dei valori sia sociali che spirituali e religiosi e poi il padre incarna l’autorità e la legge. Quando la figura paterna è carente sotto vari punti di vista si fa strada un sentimento di solitudine pervasivo e la persona matura una ossessione, di ridurre l’orizzonte del mondo alle 4 mura di casa o di una strada o di un quartiere, al riparo dagli altri, al riparo dei rapporti è a questo livello che si gioca la vera partita per la vita, il padre rappresenta anche la possibilità di farsi ascoltare e di creare per lui ed insieme a lui il racconto della propria vita di figlio e il senso della propria storia di individuo che prenderà le istanze dal nucleo familiare, quindi differenziandosi  e trovando la propria strada o individuandosi per dirla tecnicamente come Jung. Questa individuazione è sinonimo di cambiamento di crescita di conformazione del senso di Sé, di identità del giovane che imparerà senza paura o insicurezze ad uscire dal nucleo familiare protettivo. Gioca un ruolo importante, la frustrazione di sentirsi escluso dalla coppia coniugale che obbliga il figlio ad elaborare e risolvere la propria solitudine al di fuori della cerchia familiare. In questa fase è essenziale che il padre lavori a costruire con il figlio un confronto leale attraverso l’ascolto, attraverso la vicinanza e una buona comunicazione, che fa si che la conflittualità sia sana e quindi non di natura patologica. Questa visione ideale spesso è interrotta da problematiche non risolte della coppia coniugale, come ad esempio il rancore, l’odio, i pregiudizi, la rabbia, le gelosie, che impediscono una elaborazione sana del percorso di crescita. Al padre spetta il compito di inserirsi nella diade madre figlio/a in modo da spingere il bambino a passare dalla logica del bisogno a quella del desiderio e quindi da un ruolo passivo ad uno attivo. Il padre aiuta il bambino a staccarsi dall’incantamento ipnotico del rapporto con la madre  caratterizzato anche da una relazione di profondo innamoramento a scopo protettivo che dura tutta la vita. Questa illusione di onnipotenza infantile domina il pensiero del bambino fino alla adolescenza e va attenuandosi molto lentamente sotto l’influsso di altri desideri legati al mondo esterno, alla socialità e al forte desiderio di indipendenza. Il ruolo del padre è fondamentale nella fase di passaggio dall’infanzia alla età adulta e cioè nella adolescenza.  Se la nascita biologica e psicologica necessita di una forte regia materna, la seconda nascita, quella sociale, ha bisogno di una regia paterna che risulta decisiva per lo sviluppo delle competenze intellettuali della creatività nonché della autostima. Padre e figlio/a attraverso un mutuo patto di fiducia devono diventare alleati e il padre una risorsa per il figlio. Il problema è che oggi molti padri sono distanti e assenti e distratti dai miti illusori che si celano nella cultura della modernità e del narcisismo e non si accorgono delle difficoltà dei figli e delle loro richieste di aiuto. Questi padri spesso si rifugiano dietro al ruolo di procacciatori di reddito, dedicando al lavoro tutte le energie disponibili diventando dei padri assenti

 

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Author: vittorio

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