Meditazione Tolteca – Carlos Castaneda e lo Sciamanesimo Tolteco

Toltechi (o ToltecTolteca nello spagnolo) erano un popolo nativo americano dell’epoca  precolombiana che dominò gran parte del Messico centrale tra il X ed il XII secolo. La loro lingua – il nahuatl – era parlata anche dagli aztechi. Questa popolazione nomade guerriera era giunta nell’altopiano del Messico verso il IX secolo d.C. Nel 1168 la loro capitale, Tula, fu distrutta dalla popolazione settentrionale dei Chichimechi. La relativa unità politica si frammentò: ci furono due secoli circa di caos, di imbarbarimento eyoga1 di emigrazioni fino al Nicaragua. Dopo questo periodo di crisi, gli Aztechi imposero il proprio dominio. Alla fine del X secolo il leggendario re Quetzalcoatl aveva portato i Toltechi nello Yucatán: ne derivò uno stato maya-tolteco con capitale Chichén Itzá e una cultura maya-tolteca che durò fino alla conquista spagnola (1544). La cultura dell’altopiano con centro a Tula fu invece obliata. Si era sovrapposta a quella di Teotihuacán, raffinata ma già in decadenza, portando nelle manifestazioni artistiche, uno stile scarno ed esuberante e con il gusto per le grandi costruzioni. Dai Toltechi gli Aztechi presero l’usanza di razziare uomini per i sacrifici alle divinità.

Originalmente erano un popolo nomade-militare e si pensa possano essere stati loro, o i loro antenati, ad aver saccheggiato la città di Teotihuacan(ca. 750). Dopo che il loro stile di vita fu gradualmente caratterizzato da una maggiore sedentarietà, i Toltechi riunirono i molti piccoli stati del Messico centrale in un impero governato dalla loro capitale, Tollan (oggi Tula). Erano abili costruttori di templi. La loro influenza si diffuse in tutta la Mesoamerica nell’epoca post-classica. L’influenza tolteca sui Maya dello Yucatan è notevole, e specialmente evidente nella città di Chichen Itza. Sono state ritrovate loro ceramiche fino in Costa Rica.

Alcuni scrittori hanno ipotizzato che potessero essere stati i Toltechi ad introdurre il culto di Quetzalcoatl, il serpente piumato. Non può certamente essere così, dato che questa divinità è stata comunemente descritta in tutto il Mesoamerica già secoli prima di loro, fin dai tempi degli olmechi. Secondo la mitologia tolteca (e, in seguito, anche in quella azteca) Quetzalcoatl era un rivale di Tezcatlipoca, il primo dio di cui siamo al corrente ad aver richiesto il sacrificio di cuori umani. Questo sarebbe il motivo per cui i Toltechi avrebbero introdotto la consuetudine di sacrifici umani di massa, usanza che è stata poi ripresa dagli aztechi. Si reputa che l’impero Tolteco sia stato distrutto intorno al 1200 dai guerrieri nomadi Cicimechi. La famiglia regnante degli aztechi affermava di discendere dai Toltechi della città sacra di Colhuacan. Nei suoi scritti, Miguel León-Portilla spiega che, secondo la leggenda di Nauha, i Toltechi sarebbero stati gli originatori di tutte le civiltà, perciò “tolteco” divenne il sinonimo di artista, o artigiano, e la loro città, Tolán, fu descritta come essere piena di meraviglie. Quando gli aztechi riscrissero la loro storia, cercarono di dimostrare i loro legami con i Toltechi. Sfortunatamente questo significa che buona parte della tradizione dei Toltechi sarebbe una leggenda e difficile da dimostrare. Secondo alcuni racconti, dopo la caduta di Tula, alcuni dei Toltechi si ritirarono a Cholula, che cadde solo secoli dopo, quando venne bruciata da Hernán Cortés e dai conquistadores spagnoli. La maggior parte della storia tolteca è conosciuta per merito dei resoconti degli ultimi discendenti (come gli aztechi), scritti secoli dopo il “periodo buio” del Messico centrale, insieme ad altre testimonianze dei maya. Durante l’ultima parte del XX secolo, alcuni sciamani messicarlos-castaneda-1cani (come Don Miguel Ruiz che afferma di essere un discendente diretto degli antichi Toltechi, o l’antropologo Carlos Castaneda), cominciarono a scrivere ed a insegnare ad un pubblico sempre più vasto ed internazionale, provocando una ondata di rinnovato interesse verso i Toltech.


 Carlos Castaneda ha scritto i suoi libri magici (il termine “magico” qui non è davvero un eufemismo) nel trentennio che va dal 1968 al 1996. Le sue opere sono caratterizzate da parole semplici e coinvolgenti; egli stesso è protagonista autentico e, spesso, impacciato delle innumerevoli esperienze descritte al fianco del suo benefattore Juan Matus, lo straordinario don Juan. I libri non contengono la biografia dell’autore né foto personali: uno degli “agguati a se stesso” che Carlos Castaneda ha realizzato, infatti, è proprio quello di cancellare la prcarlos-castaneda-2opria storia personale.

Quanto può essere detto di lui, a livello biografico, anche in questa sede, va preso con tutte le riserve del caso. L’intera vita di Carlos Castaneda resta un mistero con tanti interrogativi mai risolti che, del resto, poco contano di fronte all’immensa portata dell’opera scritta che ci ha lasciato.

Carlos Castaneda, in origine Carlos César Salvador Aranha Castañeda, nasce a San Paolo del Brasile, il 25 dicembre 1925 e lascia il corpo a Los Angeles il 27 aprile 1998 (non ci fu un funerale pubblico). Si forma dapprima come antropologo e diventa poi scrittore di fama mondiale, ma di fatto è uno Sciamano, o meglio, un Uomo di Conoscenza, erede dell’Antica sapienza degli sciamani toltechi.

Naturalizzato dagli Stati Uniti dal 1957, si dice che entri all’Università della California di Los Angeles nel 1959, conseguendo la laurea in Arte nel 1962 e il dottorato di Filosofia nel 1970. Di certo la sua prima pubblicazione del 1968, The Teachings of don Juan (Gli Insegnamenti di don Juan) lo fa diventare uno dei più noti antropologi al mondo, in quanto i suoi studi sul campo sono davvero straordinari.

Con gli scritti successivi, via via che l’Antropologo Castaneda diventa lo Sciamano Castaneda, la comunità scientifica storce il naso e comincia ad accusarlo di ciarlataneria: i suoi scritti non vengono più visti come il resoconto veritiero di fatti antropologici vissuti al fianco dell’indiano Yaqui Juan Matus, quanto piuttosto come mero frutto del genio creativo di un fantasioso scrittore.

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