Benefici della Induzione ipnotica Olografico energetica

Attualmente il fenomeno “ipnosi” è studiato all’interno dei seguenti paradigmi che si avvalgono anche dello studio scientifico in laboratorio; tali conoscenze si possono raggruppare in tre principali filoni:

• Modello neodissociativo / Controllo dissociato (Hilgard; Woody & Bowers) Secondo tale modello, l’esperienza ipnotica presuppone una dissociazione all’interno della coscienza, tra la gerarchia dei sistemi di “controllo esecutivo”. In risposta all’induzione ipnotica dunque, si manifesterebbe una dissociazione della coscienza, e la risposta alla suggestione, sarebbe regolata dai sistemi subordinati di controllo. Il ridotto coinvolgimento della “coscienza razionale”, contribuirebbe a far percepire le risposte del soggetto come involontarie e conseguenti alla suggestione esterna al soggetto stesso.

• Modello socio-cognitivo (Barber; Sarbin & Coe; Kirsh & Lynn) Secondo tale modello, l’esperienza dell’ipnosi esiste proprio in quanto realtà condivisa tra due “attori”, ove l’uno rappresenta colui che ipnotizza e l’altro soggetto è colui che viene ipnotizzato; si ipotizza così che il soggetto ipnotizzato utilizzi tutti i normali processi cognitivi quali immaginazione, fantasia, attenzione selettiva, per creare le sue esperienze soggettive che identificherà poi come “ipnosi”, proprio in virtù dell’aspettativa che aveva riguardo a tale esperienza e del ruolo che ha avuto nel prenderne parte. Molto importante quindi è l’aspetto motivazionale del soggetto, che percepisce come spontanei e involontari i comportamenti messi in atto automaticamente in risposta alle suggestioni dell’ipnotista.

• Modello neurofisiologico (Crawford & Gruzelier) Tale modello infine, studia l’esperienza ipnotica dal punto di vista dei cambiamenti cerebrali che avvengono in tale situazione. Le persone altamente ipnotizzabili mostrerebbero una maggiore abilità nel focalizzare e sostenere l’attenzione verso stimoli rilevanti escludendone altri non rilevanti. Durante le istruzioni nella prima fase dell’ipnosi, ci sarebbe un incremento dell’attività nelle regioni fronto-temporali dell’emisfero sinistro; alla fine di questa prima fase seguirebbe la chiusura degli occhi con conseguente rilassamento fisico, caratterizzato da un’inibizione fronto-limbica, che implicherebbe la sospensione del giudizio critico e le conseguenti risposte alle suggestioni dell’ipnotista. Nel terzo stadio, le istruzioni al rilassamento e all’immaginazione, corrisponderebbero ad una ridistribuzione del funzionamento cerebrale e aumento dell’attività corticale posteriore.

Milton Erickson è stato un pioniere nel campo dell’ipnosi moderna, perché ha utilizzato tutte le conoscenze pregresse ed ha creato un nuovo modello originale di ipnosi (ipnosi neo-ericksoniana). Per Erickson, il fulcro principale non è tanto la suggestione o la ratifica neurofisiologica, ma la comunicazione, intesa come suo unico ed irripetibile modo di rapportarsi con ogni paziente. Erickson adattava ogni singola induzione ad ogni singolo soggetto, identificando però nel complesso un metodo di lavoro specifico e pratico ma al tempo stesso flessibile. Le forme ipnotiche da lui utilizzate possono definirsi particolari tipi di comunicazione ed elementi di una nuova scienza: la pragmatica, intesa come rapporto tra i segnali e chi usa tali segnali. L’importanza della comunicazione e del suo ruolo in ogni relazione terapeutica (e non solo), permette di studiarne le caratteristiche che possono facilitare il rapporto terapeutico stesso. Conoscerle diventa un mezzo che ogni professionista in ambito psicologico dovrebbe possedere. Tutte queste considerazioni ci portano a riflettere sul fatto che si possa utilizzare l’ipnosi ed estenderne le applicazioni nei vari ambiti della vita stessa, per sviluppare le potenzialità umane e le capacità irrealizzate. Campi come la Psicologia dello sport, il Coaching, la PNL (programmazione neuro linguistica), la Pubblicità si servono in modo più o meno dichiarato della comunicazione ipnotica. Al tempo stesso, è possibile utilizzare l’ipnosi per mobilitare certe risorse sopite dell’individuo, operare un rinforzo della personalità e di certi comportamenti, all’interno di un vero e proprio percorso psicoterapeutico. Come sosteneva Erickson, ciascuno è individuo in un particolare processo di sviluppo. L’interazione ipnotica riflette e favorisce tale sviluppo in modi creativi e sorprendenti sia per il terapeuta che per il paziente (Erickson, Rossi et Rossi, 1979).

Concludendo e per quanto esposto, lavorare con induzioni di vario tipo e nei vari campi rende possibili una serie di piccoli “miracoli”, nel senso che ci si libera di pesanti fardelli che nel corso della vita hanno pesanti ripercussioni nella qualità della vita. Queste emersioni emotive che nel tempo si strutturano nell’asset emotivo del soggetto, sviluppano una serie di manovre evasive alla comparsa del disturbo che si traducono spesso in ritualità ossessiva che devono sfociare necessariamente in una compulsione esplosiva.

In particolare ci si riferisce a disturbi appartenenti

  • All’ansia generalizzata e aspecifica
  • Paure e fobie ingiustificate
  • Attacchi di panico con perdita di controllo
  • Bassa autostima e controllo di se
  • Dipendenza emotiva dalla presenza di altre persone (disordini sociali)
  • Dipendenza psicologica da fumo, alcool, ecc.ecc. (no droghe di ogni tipo

 

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