Ferite Infantili

Alcune delle ferite psicologiche che possono condurre ad alterazioni comportamentali adulte, si generano durante l'infanzia, a partire dai 4 anni di età circa ma a volte anche prima. Si tratta di alcuni comportamenti considerati dai genitori banali, normali: una promessa mancata, un viaggio di uno dei genitori senza spiegarlo al bambino, una lite destabilizzante tra mamma e papà, tutte cose che possono accadere e che vengono "normalizzati" in una routine familiare, ma che lasciano profonde tracce nella sfera cognitiva in formazione del bimbo. Ci sono Genitori che tendono a manipolare i bambini coinvolgendoli, ad esempio, in attività che non sono altro che una proiezione delle proprie occasioni mancate o frustrazioni. Ad esempio un genitore a cui piace il pianoforte e non ha potuto studiarlo, tenderà ad imporre al figlio questa attività anche contro la sua volontà. Quando un bambino viene manipolato o tradito ripetutamente dai suoi genitori, difficilmente si fiderà delle altre persone né di se stesso. Dovrà lottare con tutte le sue forze contro quella tendenza a non avere fiducia per riuscire a stabilire dei vincoli intimi con gli altri. Se si imbroglia un bambino promettendo cose che non può avere o che non ci si impegna a compiere, questo svilupperà un senso di sfiducia latente che ben presto si estenderà caratterialmente traducendosi in un comportamento, molto spesso, asociale. Per questo motivo, è importante regalare ad un bambino il giocattolo che gli avevate promesso, portarlo a giocare al parco se lo avete promesso o comunque trasmettere il messaggio che ci si può fidare degli altri. Naturalmente con il tempo il bambino crescendo svilupperà le proprie individuali esperienze che condurranno ad un giusto equilibrio tra il fidarsi incondizionatamente e fidarsi con valutazione del caso. Queste azioni agli occhi degli adulti possono passare inosservate o prive di importanza, ma  per i bambini rappresentano un insegnamento riguardo a cosa aspettarsi, in generale, dalle persone care. Se un bambino osserva che i suoi genitori mentono, imparerà che le parole hanno poco valore. Avrà quindi difficoltà a credere a quello che dicono gli altri e a sforzarsi più del necessario per rispettare le sue stesse parole. Segue la paura dell’abbandono che nasce anche essa in tenera età a fronte di precisi schemi maturati all’interno della matrice familiare. Un bambino che si è sentito solo, ignorato o abbandonato, inizierà a credere che la solitudine è totalmente negativizzante e opterà inconsapevolmente per una delle seguenti scelte: diventare eccessivamente dipendente dagli altri, cercando di continuo qualcuno che lo protegga e lo accompagni, oppure rinunciare alla compagnia degli altri, come misura precauzionale per non soffrire un potenziale abbandono. Coloro che seguono la necessità di una dipendenza affettiva, saranno in grado di tollerare qualsiasi tipo di relazione pur di non sentirsi soli. Credendo  di essere completamente incapaci di affrontare la solitudine e, per questo,disposti a pagare qualsiasi prezzo per la compagnia, anche una relazione devastante e distruttiva funziona.  Chi vive  nelle relazioni la paura dell’abbandono è incapace di godere dell’affetto sincero di una persona cara o di un compagno/a Marito o moglie. Per queste persone, l’amore è sinonimo di paura e  quanto più affetto proveranno per un’altra persona, più crescerà la loro ansia e il loro desiderio di scappare. Sono le classiche persone disposte a porre fine ad una relazione invidiabile per l’angoscia che provocherebbe loro un’eventuale perdita (abbandono) della figura amata. Un altro lato negativo del percorso educativo è la sensazione di rifiuto che i genitori a volte provocano nel bambino/a. Molti sono i canali attraverso cui si veicola questa visione negativa, cominciando dalle famiglie numerose dove esistono rapporti competitivi tra fratelli e sorelle oppure quando il bambino matura la netta sensazione di non essere stato voluto e desiderato ma di essere stato concepito per mero errore.  Ma anche un bambino che è stato continuamente criticato e sminuito dai suoi genitori, avverte lo stesso disaggio e diventa nemico di se stesso, sviluppando un dialogo interiore nel quale le costanti sono l’auto-rimprovero e l’auto-recriminazione. Questo bambino, in età adulta, probabilmente non si sentirà mai in accordo con ciò che fa o pensa. Troverà sempre il modo di sabotare i suoi piani e gli sarà difficile capire che possiede anche delle virtù e che può avere successo. Sentirà di non meritare l’affetto né la comprensione di nessuno, e che le sue espressioni d’amore nei confronti degli altri mancano di validità, supporto e sostegno.  In generale, questi bambini si trasformeranno in adulti isolati e sfuggenti, che proveranno panico in situazioni di contatto sociale, attraverso la espressione di vere e proprie crisi. Allo stesso tempo, saranno estremamente dipendenti dalle opinioni altrui. Di fronte ad ogni minima critica, si sminuiscono del tutto, poiché non sanno distinguere un’osservazione oggettiva da un attacco personale. Se oltre ad essere stato rifiutato, il bambino è anche stato umiliato, le conseguenze saranno ancora più gravi. L’umiliazione lascia sentimenti di ira irrisolti, che si trasformano in una sensazione continua di impotenza. Questa condizione molte volte trasforma le persone, rendendole tiranniche ed insensibili, e portandole ad umiliare gli altri, mentre a volte, specialmente in soggetti PAS, conduce ad una serie di rimarginamenti interiori finalizzati alla svalutazione personale.

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