Ghiandola Pineale – Epifisi

La ghiandola pineale — o epìfisi — è una ghiandola endocrina del cervello dei vertebrati. Essa sporge all'estremità posteriore del terzo ventricolo e appartiene all'epitalamo. È collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari) alle circostanti parti nervose. ↵Le sue cellule, dette pinealociti, producono la melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia[1], reagendo alla poca luce ed influisce sulle attività delle ovaie. Attua talvolta a secernere etanolo nel corpo umano La ghiandola è nota fin dall'era antica e si caratterizza per la sua calcificazione in età matura. Le sue dimensioni sono di circa un centimetro di lunghezza per mezzo di larghezza, e il suo peso si aggira intorno al mezzo grammo. L'influenza di tale ghiandola sul ritmo circadiano ha trovato conferma nell'osservazione della reazione dell'organismo dopo un volo transcontinentale: l'organismo stesso necessita di un certo tempo per adeguarsi al nuovo ritmo luce-buio nel corso delle 24 ore (fenomeno definito jet lag o discronia circadiana) e la durata del periodo di adattamento è sensibilmente ridotta a seguito di assunzione orale di melatonina. La melatonina è una sostanza prodotta dai pinealociti a partire dal neurotrasmettitore serotonina (5-idrossi-triptamina) per N-acetilazione e ossi-metilazione, in virtù del fatto che tali cellule contengono l'enzima idrossi-indolo-ossi metil transferasi (HIOMT), enzima marker dell'epifisi. La ghiandola pineale si trova a stretto contatto con il liquido cefalorachidiano. Per spiegare la presenza degli ormoni pineali nel plasma e nelle urine è stata ipotizzata una secrezione pineale anche a livello vascolare. La sede principale di azione della melatonina è nel cervello, ma può agire direttamente anche sulla ghiandola ipofisaria e su altri organi periferici. Anche i livelli liquorali, ematici e urinari della melatonina variano in relazione alla luminosità ambientale con picchi nelle ore in cui quest'ultima è scarsa. La prima descrizione e le prime speculazioni sulla ghiandola pineale si trovano nei voluminosi scritti di Galeno, che trattò la ghiandola pineale nel suo De usu partium. In esso Galeno spiega che la ghiandola deve il suo nome alla sua somiglianza, per forma e dimensioni, a un pinolo. La chiamò ghiandola a causa del suo aspetto ed equiparò la sua funzione a quella delle altre ghiandole del corpo, che nella sua concezione servivano principalmente come sostegno ai vasi sanguigni. Galeno si oppose fermamente a una concezione all'epoca diffusa secondo la quale la ghiandola pineale regola il flusso di spirito, sostanza vaporosa di cui si riteneva fossero pieni i ventricoli cerebrali. Galeno rifiutò questa idea innanzitutto perché la ghiandola pineale è attaccata all'esterno del cervello e non può muoversi autonomamente e, quindi, non avrebbe potuto orientare il flusso di spirito nei ventricoli dell'encefalo. Egli, infatti, sostenne che il verme cerebellare (la parte mediana del cervelletto) fosse più qualificato a svolgere tale funzione. Più tardi le teorie di Galeno furono riprese per espanderle o talora modificarle. Nemesio di Emesa, per esempio, le ampliò aggiungendovi l'idea della localizzazione ventricolare, secondo la quale a ogni parte del cervello corrisponde una diversa facoltà: al ventricolo anteriore l'immaginazione, al ventricolo mediano la ragione e a quello posteriore la memoria. Tale teoria rimase in voga fino alla metà del XVI secolo. Ghiandola pineale come sede dell’anima Fu in particolare Cartesio, filosofo francese del XVII secolo, a dare un rilievo maggiore e possiamo dire "metafisico" alla ghiandola pineale. Descrisse infatti in alcuni sui trattati la ghiandola pineale come la sede principale dell’animo umano. Cartesio sostanzialmente pose l'attenzione sul fatto che questa piccola zona del cervello è l’unica a non avere un duplicato. Tutte le diverse componenti di questo organo hanno infatti una parte sinistra e una destra, tranne appunto la ghiandola pineale. Sarebbe questa caratteristica a renderla unica e speciale, da ciò Cartesio ipotizzò che proprio questo luogo fosse quello deputato alla centralizzazione di tutte le informazioni e, essendo l’unica parte solida del cervello, in questa ghiandola fosse anche la sede del pensiero. Ghiandola pineale e terzo occhio La ghiandola pineale corrisponde a quello che in certe tradizioni religiose o mistiche viene chiamato terzo occhio o sesto chakra la cui posizione è in mezzo alle sopracciglia. La conoscenza della ghiandola pineale e delle sue potenzialità metafisiche si hanno fin dai tempi remoti, già gli egizi ad esempio raffiguravano questa piccola parte del nostro corpo come un occhio (la sua forma assomiglia proprio a quella di un occhio se vista di lato). Il terzo occhio secondo la tradizione è fondamentale in quanto si tratterebbe di una zona quasi sempre inutilizzata del cervello che sarebbe invece fondamentale imparare ad attivare ed usare al meglio. Esso avrebbe infatti la capacità di vedere cose che non “appaiono” agli altri due occhi, ovvero percepire frequenze del mondo spirituale ed essere in grado di migliorare la propria intuizione su se stessi e gli altri, soprattutto di notte attraverso i sogni quando la ghiandola pineale è più attiva. La ghiandola pineale produce infatti anche la dimetiltriptamina (DMT), una sostanza psichedelica capace di produrre effetti molto particolari sulla nostra percezione delle cose dilatando lo spazio e il tempo. Tutto questo è possibile soprattutto durante la fase REM del sonno. Ghiandola pineale e Santo Graal Sicuramente una delle credenze più affascinanti legate alla ghiandola pineale è quella che la associa al Santo Graal. Il calice utilizzato da Gesù nell’ultima cena assomiglierebbe infatti proprio alla forma di questa ghiandola che, se vista di fronte, può sembrare un cono rovesciato. Come il Santo Graal sarebbe stato utilizzato per raccogliere il sangue di Gesù crocifisso (essere che nella tradizione cristiana è come sappiamo considerato immortale e illuminato) così la ghiandola pineale raccoglierebbe la melatonina, un vero e proprio liquido dell’immortalità (non a caso tra le caratteristiche di questa sostanza vi è il suo potere antiossidante e dunque anti invecchiamento). Atrofizzazione della ghiandola pineale Se non si seguono buone abitudini e non si allena il terzo occhio, attraverso la meditazione, lo yoga o altre pratiche, si arriva gradualmente con l’età all’atrofizzazione della ghiandola pineale una condizione che in anzianità porta fisiologicamente a ridurre le ore di sonno o soffrire di insonnia mentre a livello spirituale si perdono quelle capacità che possiamo definire “extrasensoriali” di maggiore comprensione di se stessi, degli altri, del mondo che ci circonda e di tutto ciò che non possiamo vedere con gli occhi fisici. Sembra poi che il fluoruro sia una sostanza che si accumula frequentemente nella ghiandola pineale piuttosto che altrove nel corpo generando a lungo termine una possibile calcificazione dovuta alla formazione di cristalli di fosfato. Piano piano dunque si inizia a produrre sempre meno melatonina. Per questo c’è chi consiglia di eliminare questa sostanza dalla propria quotidianità il più possibile, evitando ad esempio dentifrici che lo contengono e scegliendo acqua a basso residuo fisso. inoltre la calcificazione della ghiandola pineale sia un mezzo con il quale si possano “addormentare le coscienze” e dunque manipolare le masse. Ghiandola pineale e dispositivi elettronici Come abbiamo detto, di notte la ghiandola pineale produce la melatonina, un ormone fondamentale nel regolare il ritmo sonno-veglia. Per favorire al meglio la sua produzione occorre il buio, anche una luce soffusa infatti va a rallentare la produzione di melatonina. E’ per questo che utilizzare la sera telefonini, tablet oppure guardare le televisione è altamente sconsigliato. Tutti questi dispositivi andrebbero spenti almeno 2 ore prima di andare a dormire. Problemi moderni con la ghiandola pineale. La calcificazione è il problema più grande per la ghiandola pineale. Il fluoruro si accumula nella ghiandola pineale più di qualsiasi altro organo e porta alla formazione di cristalli di fosfato. Più la ghiandola pineale s'indurisce a causa della produzione di cristalli, meno melatonina viene prodotta disturbando il ciclo veglia/sonno. La ricerca riporta anche che l'indurimento da parte del fluoruro, accelera lo sviluppo sessuale nei bambini, soprattutto nelle ragazze. Uno studio di 30 anni fa svolto in America, riferiva che il 40% dei ragazzi sotto i 17 anni avevano calcificazioni pineali. Da allora si è vista l'insorgenza di pubertà precoce specie nelle ragazze. Eliminare il fluoro può essere il primo passo per ridurre i problemi di salute. Utilizzare un dentifricio senza fluoro, evitare l'acqua del rubinetto e mangiare cibi ricchi di calcio piuttosto che prendere integratori di calcio per ottenere la vitamina D. Senza abbastanza vitamina D infatti il calcio non diventa biodisponibile e calcifica nei tessuti umani tra i quali la ghiandola pineale. Il frutto dell'albero di tamarindo è estremamente efficace nel rimuovere il fluoruro dal corpo. Uno studio ha trovato che i bambini ai quali è stato dato il tamarindo, hanno espulso una maggiore quantità di fluoro attraverso le urine rispetto al gruppo di controllo.

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Esomeditazione ed attivazione Ghiandola Pineale

 

  1. “ Da principio era la Parola….e la Parola era Dio…senza di essa nessuna cosa è stata fatta…”

                                               Vangelo di Giovanni

La Natura è fonte di innumerevoli forme di suono che portano il loro messaggio all’attenzione dell’individuo. Suoni che divengono musicali nel soffio prolungato e melodico del vento o nel ritmo del battito del cuore. Suoni che sono in grado di sollecitare il profondo della psiche di ogni individuo producendo una varia gamma di sensazioni emotive, di intuizioni poetiche e di visioni oniriche.

Per l’antico sciamanesimo druidico la musica rappresentava una qualità della Natura che si manifestava in maniera invisibile, ma che tuttavia stimolava un potere creativo sull’individuo. Un potere che secondo i druidi non agiva solo sulla mente degli individui, ma poteva addirittura aver agito, all’inizio dei tempi, anche nei confronti di tutto quanto esisteva, dalle foreste al cielo stellato.

Gli sciamani ritenevano infatti che la Natura manifestasse attraverso la musica un profondo e segreto messaggio che poteva portare alla conoscenza dell’origine e della natura reale dell’Universo.

Un messaggio che rivelava come la musica rappresentasse anche un evento più profondo, che si identificava con la vibrazione primordiale che aveva dato vita all’universo e costituiva il cuore pulsante e vitale di ogni cosa.

L’esperienza vibrazionale del fenomeno ondulatorio era ben conosciuta dagli antichi sciamani e ritenuta, insieme alla matematica, un fenomeno di base per tutte le cose esistenti.

Il corpo umano è costituito da atomi che si ritrovano in tutto l’universo e che a loro volta sono formati da elementi chimici quali carbonio, idrogeno, ossigeno, calcio e ferro. Un elemento, è in parte definito dal ritmo vibratorio dei suoi atomi e dalle forze che questi esercitano su altri atomi. L’organismo umano può quindi essere considerato come una manifestazione di stati vibratori, essendo composto da cellule in costante movimento che generano frequenze sonore, e si può ipotizzare che se si identificasse un proprio suono interiore e ci si sottoponesse all’emissione di un suono uguale si provocherebbe un fenomeno di risonanza interna del corpo in armonia con il proprio ritmo fisiologico e che ne attiverebbe tutte le energie statiche.

Il fatto che l’orecchio umano, per lo più non senta molti suoni, la dice lunga sull’apparenza di questo mondo quadridimensionale. Siamo dei sordi in uno spazio cantante, zeppo d’ogni tipo di vibrazioni.

Certe cattedrali e templi sarebbero stati costruiti con il proposito di amplificare queste onde, agendo come cassa acustica delle vibrazioni umane, secondo delle proporzioni geometriche e matematiche collegate direttamente alle proporzioni musicali. Gli studiosi vedici dell’antica India e i filosofi della scuola di Pitagora consideravano tutte le forme fisiche come manifestazioni del suono: per loro le proporzioni relative ai suoni musicali corrispondevano alle proporzioni fisiche delle forme in natura e nell’architettura umana. Nel 1815 il matematico americano N. Bowdich incominciò a studiare i disegni creati dall’intersezione di due curve sinusoidali i cui assi sono perpendicolari gli uni agli altri, alcune volte chiamate “curve di Bowdich   “, più spesso “figure di Lissajous” dopo che quest’ultimo fece le stesse indagini indipendentemente da Bowdich. Entrambi conclusero che la condizione affinché  questi  disegni fossero  creati  era che le oscillazioni  per secondo di entrambe le curve doveva corrispondere ad un rapporto del tipo 1:1, 1:2, 1:3 e così via. e questi esperiementi che divennero via via sempre più numerosi conducevano sempre di più allo strabiliante risultato che il suono ha potere di cambiare la materia. Se cambia la frequenza o l’ampiezza anche i modelli cambiano. Aumentando la frequenza la complessità dei disegni aumenta ed il numero degli elementi diventa più grande. D’altro canto, aumentando l’ampiezza, il moto diventa più rapido e turbolento così da creare piccole eruzioni, tali che il materiale fosse lanciato in aria. Le forme ed i disegni che apparivano dipendevano dalla frequenza, dall’ampiezza e dalle caratteristiche del materiale.

APPROFONDIMENTI SULLA PINEALE

Il suo simbolo, una pigna che fuoriesce dalla sommità del cranio, è rappresentato in tutte le culture e rappresenta la chiarezza mentale e il collegamento con il mondo spirituale.

Nei cortili Vaticani c’è la più grande scultura della Pigna: lo spazio interno è simile ad un altare o a un portico chiuso costruito dall’uomo, quello esterno è aperto, come a rappresentare la sua funzione. Alla base sono ben visibili due pavoni, simboli egizi, e ai piedi un sarcofago aperto, che richiama il passaggio verso la vita spirituale. Questo elemento è presente nella Camera del Re nella grande Piramide di Giza. Lo scettro del Vaticano è uguale a quello di Osiride, costituito da una pigna, la ghiandola pineale, e da due serpenti intrecciati, il DNA (Ida e Pingala, nella cultura vedica indiana), che raggiungono la ghiandola passando dal rachide dorsale. Nello scettro del Papa è posto il simbolo della ghiandola pineale sotto il crocifisso. Osiride (così anche Shiva e Buddha) è rappresentato con una protuberanza sul cranio in corrispondenza della ghiandola pineale. Shiva ha anche serpenti attorno alla protuberanza.

Le culture del passato associavano la ghiandola pineale, quella che noi oggi chiamiamo epifisi, ad un organo preposto alla maggior chiarezza mentale e alla visione interiore. rsz_buddhaPer Cartesio, la ghiandola pineale è il punto privilegiato, la sede dell’anima, dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono. Negli ultimi decenni si è scoperto che nell’epifisi si producono molti cambiamenti, connessi con l’unità corpo-mente-emozioni. Grande come un cece, a forma di pigna, molto innervata, situata alla base dell’encefalo, rappresentata nella sua proiezione anteriore dal terzo occhio, contiene i recettori della vista, i coni e i bastoncelli, e pur così piccola consuma molta energia. E’ un occhio interno, presiede al ciclo circadiano, della luce e del buio. Costituisce una ricetrasmittente con l’energia che proviene dall’alto (epi), con i mondi Superiori, cui corrispondono processi fisiologici. Produce molecole fondamentali per il corretto mantenimento della vita. Senza l’epifisi non è possibile vivere. Anche secondo la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), che studia il rapporto tra mente, emozioni, sistema endocrino, sistema immunitario e stati di coscienza e le loro mediazioni chimiche al fine di dimostrare la loro interdipendenza, è a questo livello che si producono i cambiamenti che riguardano il sistema nella sua totalità. Distinguiamo i vari livelli. A livello chimico: molecole, sostanze chimiche in genere di diversa origine, cibo, farmaci. A livello elettromagnetico: da questo livello si produce un cambiamento nel livello chimico – neurormoni e trasmettitori – con ricaduta su tutto il corpo.

Attraverso i simboli, l’esposizione ai simboli, cambiano i parametri elettrici e chimici e l’effetto a cascata può cambiare i comportamenti, ed è connesso con il sistema emozionale. Ecco perché simboli ed emozioni hanno impatto sulla nostra sopravvivenza, possono favorirla o indebolirla; ricordiamo che il subconscio comprende le affermazioni e non le negazioni e che la corteccia accetta paradossi (sì, no, forse). Le percezioni simboliche oltrepassano la mente razionale, agiscono senza il suo consenso (le forme simboliche sono informazioni). I simboli possono liberare ed elevare, ma anche condizionare e deprimere. L’informazione di qualsiasi forma corrisponde a un processo di istruzioni, come dall’argilla lo scultore dà forma a un oggetto materiale condensato. Nella forma c’è l’informazione, ciò che da forma è un processo informativo, c’è la causa ma anche l’effetto. Nel cervello umano l’informazione sta nei due livelli, mente subconscia e mente conscia razionale: la prima è ‘innata’, profonda, semplice (sine plica), portante, sostantiva, usa il linguaggio binario e ternario, è l’intelligenza di rete, che ci fa decidere non solo per noi stessi; la seconda è aggettiva, complessa, acquisita, usa il linguaggio analogico, è l’intelligenza locale,  che si trova nella corteccia, e individuale.
Si può iniziare a comprendere come l’ambiente esterno nella sua complessità costituisca un elemento essenziale nella regolazione interna del corpo fisico ed energetico – epigenetica, poiché esso è la manifestazione nella terza dimensione di aggregati di energia invisibili ai sensi e ai suoi strumenti di amplificazione. Il corpo in toto ci permette di sopravvivere, non la mente razionale, la quale presiede all’attività di calcolo, mette in relazione le informazioni esterne con il sistema interno. Ad esempio, il pericolo non è avvertito dalla corteccia, lenta a reagire, ma da tutto l’apparato sensoriale che può salvare una vita nell’istante. Lo schema della corteccia ha bisogno di nominare, dare un nome, e se non trova corrispondenza viene adattato analogicamente, e così molto spesso noi diciamo ‘assomiglia a’ , ha cioè bisogno di un sistema esterno che permetta l’analogia. Il sistema interno vive, la corteccia ne prende coscienza. I sistemi esterni di apprendimento e credenza si attestano in questo livello, creano l’ambiente interno il quale ritiene reale l’informazione ricevuta. L’altro sistema permetterà il vero apprendimento. In generale si può dire che tutto il sistema risponde alle sollecitazioni, regolando ovvero sregolando il funzionamento.

A livello cerebrale si possono identificare due sistemi neuro-chimici fondamentali, polari e complementari fra loro: il Sistema Oppioide e quello Cannibinoide. Il primo è connesso alla vita inconscia, all’ipofisi o ghiandola pituitaria situata al centro del cervello secondo le leggi della natura metabolico – biologica (ipofisi significa sotto la natura, corrispondente al 6° chakra o ajna), e dunque i corpi sono biologicamente affini fra loro. Questo sistema è attivo in condizioni di stress, dolore, ansia, irritabilità, inducendo immunosoppressione o stato di malattia. È mediato da catecolamine, steroidi surrenalici e oppioidi, endorfine e dinorfine.
L’altro, il Sistema Cannabinoide, è connesso alla vita cosciente e supercosciente, dando la possibilità di percepire l’Universo. È in rapporto con la ghiandola pineale o epifisi (che significa sopra la natura ed ha forma di una pigna come si è detto), situata nell’encefalo pur non facendo parte di esso (corrisponde al 7° chakra o sahasrara. Il sistema dei chakra è ancora situato sul corpo fisico, fa da tramite alle energie che discendono). Qui vengono prodotti i cannabinoidi e gli indoli pinealici.
Nella prossima puntata ci occuperemo delle conoscenze bio mediche attuali circa il sistema cannabinoide, le modalità di sviluppo delle capacità interiori, il suo ruolo nelle pratiche spirituali e di conoscenza superiore, la possibile inattivazione ad opera dei tossici ambientali.

 Per aderire al programma di attivazione della Pineale segui il link sottostante

Progetto Attivazione Ghiandola Pineale

 

 

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Meditazioni per bambini e ragazzi

La pratica della meditazione non si rivolge esclusivamente agli adulti. Se si pensa al bambino come a una piccola creatura spensierata in un mondo privo di stress, allora meditare serve a ben poco. Ma, a pensarci bene, non è proprio così. I bambini di oggi portano dentro di sé ansie e frustrazioni del contesto in cui crescono.

La meditazione per bambini ha quindi come finalità quella di ricercare uno spazio interiore in cui rifugiarsi, chiudendo fuori dalla mente la frenesia e l’agitazione dei tempi moderni. La meditazione per bambini dunque rappresenta una pratica educativa per quei piccoli soggetti che sperimentano l’alienazione e la difficoltà di una realtà frammentata. Questo interesse per i giovanissimi viene mutuato dalla psicologia infantile e dalle tecniche educative. Un apprendimento utile, come quello della conoscenza di sé, è infatti più facile se sperimentato fin da piccoli.

Molti  maestri  sostengono che bisognerebbe istruire ogni bambino a questa pratica, portandolo a sperimentare la maniera in cui restare calmo, sereno, silenzioso, raggiungendo lo stato di non-mente. “E’ necessario che la pratica della meditazione venga insegnata al bambino per aprire in lui il percorso della forza vitale, prima che questa venga impegnata da forze più istintuali, come quella preponderante della sessualità. Una volta che nell’individuo la forza vitale viene occupata dall’istinto sessuale, risulterà più difficile il percorso verso la via spirituale”.

 

I benefici della meditazione per bambini

I bambini sono frenetici, si sa. Questo perché vengono strattonati da una tempesta di pensieri e stimoli. Il rilassamento che la meditazione induce nel bambino permette di sperimentare la calma della mente e la gestione dei propri pensieri e delle proprie emozioni.

La pratica della meditazione per bambini consente, anche ai più piccoli, di acquisire consapevolezza del mondo esterno e, parallelamente, di ricercare una forma di silenzio interioredefinibile come pausa dalle azione quotidiane. Quello di contattare il proprio sé corporeo attraverso il rilassamento è un aspetto fondamentale della meditazione; il bambino pertanto inizierà a prendere coscienza del proprio sé mentale, dei suoi contenuti, dei pensieri e della maniera in cui gestirli e lasciarli fluire.

La meditazione, coinvolgendo il corpo, porta a prendere coscienza dei due ritmi che regolano le nostre funzioni vitali: quello del battito cardiaco e quello della respirazione. In particolare, seguendo il ritmo della respirazione, il bambino sperimenta la calma e si rilassa.

I ritmi del corpo consentono al bambino di prendere coscienza che tutta la vita, nostra e dell’Universo, viene regolata da ritmi: quello del sonno e della veglia, del giorno e della notte, dell’alternarsi delle stagioni, della nascita e della morte, del dolore e della gioia. Con la crescita, il bambino che padroneggerà questa consapevolezza, saprà sicuramente trovare una salda posizione nel tessuto sociale. 

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