Ghiandola Pineale – Epifisi

La ghiandola pineale — o epìfisi — è una ghiandola endocrina del cervello dei vertebrati. Essa sporge all'estremità posteriore del terzo ventricolo e appartiene all'epitalamo. È collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari) alle circostanti parti nervose. ↵Le sue cellule, dette pinealociti, producono la melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia[1], reagendo alla poca luce ed influisce sulle attività delle ovaie. Attua talvolta a secernere etanolo nel corpo umano La ghiandola è nota fin dall'era antica e si caratterizza per la sua calcificazione in età matura. Le sue dimensioni sono di circa un centimetro di lunghezza per mezzo di larghezza, e il suo peso si aggira intorno al mezzo grammo. L'influenza di tale ghiandola sul ritmo circadiano ha trovato conferma nell'osservazione della reazione dell'organismo dopo un volo transcontinentale: l'organismo stesso necessita di un certo tempo per adeguarsi al nuovo ritmo luce-buio nel corso delle 24 ore (fenomeno definito jet lag o discronia circadiana) e la durata del periodo di adattamento è sensibilmente ridotta a seguito di assunzione orale di melatonina. La melatonina è una sostanza prodotta dai pinealociti a partire dal neurotrasmettitore serotonina (5-idrossi-triptamina) per N-acetilazione e ossi-metilazione, in virtù del fatto che tali cellule contengono l'enzima idrossi-indolo-ossi metil transferasi (HIOMT), enzima marker dell'epifisi. La ghiandola pineale si trova a stretto contatto con il liquido cefalorachidiano. Per spiegare la presenza degli ormoni pineali nel plasma e nelle urine è stata ipotizzata una secrezione pineale anche a livello vascolare. La sede principale di azione della melatonina è nel cervello, ma può agire direttamente anche sulla ghiandola ipofisaria e su altri organi periferici. Anche i livelli liquorali, ematici e urinari della melatonina variano in relazione alla luminosità ambientale con picchi nelle ore in cui quest'ultima è scarsa. La prima descrizione e le prime speculazioni sulla ghiandola pineale si trovano nei voluminosi scritti di Galeno, che trattò la ghiandola pineale nel suo De usu partium. In esso Galeno spiega che la ghiandola deve il suo nome alla sua somiglianza, per forma e dimensioni, a un pinolo. La chiamò ghiandola a causa del suo aspetto ed equiparò la sua funzione a quella delle altre ghiandole del corpo, che nella sua concezione servivano principalmente come sostegno ai vasi sanguigni. Galeno si oppose fermamente a una concezione all'epoca diffusa secondo la quale la ghiandola pineale regola il flusso di spirito, sostanza vaporosa di cui si riteneva fossero pieni i ventricoli cerebrali. Galeno rifiutò questa idea innanzitutto perché la ghiandola pineale è attaccata all'esterno del cervello e non può muoversi autonomamente e, quindi, non avrebbe potuto orientare il flusso di spirito nei ventricoli dell'encefalo. Egli, infatti, sostenne che il verme cerebellare (la parte mediana del cervelletto) fosse più qualificato a svolgere tale funzione. Più tardi le teorie di Galeno furono riprese per espanderle o talora modificarle. Nemesio di Emesa, per esempio, le ampliò aggiungendovi l'idea della localizzazione ventricolare, secondo la quale a ogni parte del cervello corrisponde una diversa facoltà: al ventricolo anteriore l'immaginazione, al ventricolo mediano la ragione e a quello posteriore la memoria. Tale teoria rimase in voga fino alla metà del XVI secolo. Ghiandola pineale come sede dell’anima Fu in particolare Cartesio, filosofo francese del XVII secolo, a dare un rilievo maggiore e possiamo dire "metafisico" alla ghiandola pineale. Descrisse infatti in alcuni sui trattati la ghiandola pineale come la sede principale dell’animo umano. Cartesio sostanzialmente pose l'attenzione sul fatto che questa piccola zona del cervello è l’unica a non avere un duplicato. Tutte le diverse componenti di questo organo hanno infatti una parte sinistra e una destra, tranne appunto la ghiandola pineale. Sarebbe questa caratteristica a renderla unica e speciale, da ciò Cartesio ipotizzò che proprio questo luogo fosse quello deputato alla centralizzazione di tutte le informazioni e, essendo l’unica parte solida del cervello, in questa ghiandola fosse anche la sede del pensiero. Ghiandola pineale e terzo occhio La ghiandola pineale corrisponde a quello che in certe tradizioni religiose o mistiche viene chiamato terzo occhio o sesto chakra la cui posizione è in mezzo alle sopracciglia. La conoscenza della ghiandola pineale e delle sue potenzialità metafisiche si hanno fin dai tempi remoti, già gli egizi ad esempio raffiguravano questa piccola parte del nostro corpo come un occhio (la sua forma assomiglia proprio a quella di un occhio se vista di lato). Il terzo occhio secondo la tradizione è fondamentale in quanto si tratterebbe di una zona quasi sempre inutilizzata del cervello che sarebbe invece fondamentale imparare ad attivare ed usare al meglio. Esso avrebbe infatti la capacità di vedere cose che non “appaiono” agli altri due occhi, ovvero percepire frequenze del mondo spirituale ed essere in grado di migliorare la propria intuizione su se stessi e gli altri, soprattutto di notte attraverso i sogni quando la ghiandola pineale è più attiva. La ghiandola pineale produce infatti anche la dimetiltriptamina (DMT), una sostanza psichedelica capace di produrre effetti molto particolari sulla nostra percezione delle cose dilatando lo spazio e il tempo. Tutto questo è possibile soprattutto durante la fase REM del sonno. Ghiandola pineale e Santo Graal Sicuramente una delle credenze più affascinanti legate alla ghiandola pineale è quella che la associa al Santo Graal. Il calice utilizzato da Gesù nell’ultima cena assomiglierebbe infatti proprio alla forma di questa ghiandola che, se vista di fronte, può sembrare un cono rovesciato. Come il Santo Graal sarebbe stato utilizzato per raccogliere il sangue di Gesù crocifisso (essere che nella tradizione cristiana è come sappiamo considerato immortale e illuminato) così la ghiandola pineale raccoglierebbe la melatonina, un vero e proprio liquido dell’immortalità (non a caso tra le caratteristiche di questa sostanza vi è il suo potere antiossidante e dunque anti invecchiamento). Atrofizzazione della ghiandola pineale Se non si seguono buone abitudini e non si allena il terzo occhio, attraverso la meditazione, lo yoga o altre pratiche, si arriva gradualmente con l’età all’atrofizzazione della ghiandola pineale una condizione che in anzianità porta fisiologicamente a ridurre le ore di sonno o soffrire di insonnia mentre a livello spirituale si perdono quelle capacità che possiamo definire “extrasensoriali” di maggiore comprensione di se stessi, degli altri, del mondo che ci circonda e di tutto ciò che non possiamo vedere con gli occhi fisici. Sembra poi che il fluoruro sia una sostanza che si accumula frequentemente nella ghiandola pineale piuttosto che altrove nel corpo generando a lungo termine una possibile calcificazione dovuta alla formazione di cristalli di fosfato. Piano piano dunque si inizia a produrre sempre meno melatonina. Per questo c’è chi consiglia di eliminare questa sostanza dalla propria quotidianità il più possibile, evitando ad esempio dentifrici che lo contengono e scegliendo acqua a basso residuo fisso. inoltre la calcificazione della ghiandola pineale sia un mezzo con il quale si possano “addormentare le coscienze” e dunque manipolare le masse. Ghiandola pineale e dispositivi elettronici Come abbiamo detto, di notte la ghiandola pineale produce la melatonina, un ormone fondamentale nel regolare il ritmo sonno-veglia. Per favorire al meglio la sua produzione occorre il buio, anche una luce soffusa infatti va a rallentare la produzione di melatonina. E’ per questo che utilizzare la sera telefonini, tablet oppure guardare le televisione è altamente sconsigliato. Tutti questi dispositivi andrebbero spenti almeno 2 ore prima di andare a dormire. Problemi moderni con la ghiandola pineale. La calcificazione è il problema più grande per la ghiandola pineale. Il fluoruro si accumula nella ghiandola pineale più di qualsiasi altro organo e porta alla formazione di cristalli di fosfato. Più la ghiandola pineale s'indurisce a causa della produzione di cristalli, meno melatonina viene prodotta disturbando il ciclo veglia/sonno. La ricerca riporta anche che l'indurimento da parte del fluoruro, accelera lo sviluppo sessuale nei bambini, soprattutto nelle ragazze. Uno studio di 30 anni fa svolto in America, riferiva che il 40% dei ragazzi sotto i 17 anni avevano calcificazioni pineali. Da allora si è vista l'insorgenza di pubertà precoce specie nelle ragazze. Eliminare il fluoro può essere il primo passo per ridurre i problemi di salute. Utilizzare un dentifricio senza fluoro, evitare l'acqua del rubinetto e mangiare cibi ricchi di calcio piuttosto che prendere integratori di calcio per ottenere la vitamina D. Senza abbastanza vitamina D infatti il calcio non diventa biodisponibile e calcifica nei tessuti umani tra i quali la ghiandola pineale. Il frutto dell'albero di tamarindo è estremamente efficace nel rimuovere il fluoruro dal corpo. Uno studio ha trovato che i bambini ai quali è stato dato il tamarindo, hanno espulso una maggiore quantità di fluoro attraverso le urine rispetto al gruppo di controllo.

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Protocollo Elaborazione del Lutto

PROTOCOLLO CON TECNICHE INTEGRATE PER LA ELABORAZIONE DEL LUTTO

Con la parola lutto  s'intende sia la reazione emozionale che si sperimenta quando perdiamo una persona significativa della nostra esistenza, sia il tempo che segue alla sua morte. Si estende anche il concetto di lutto come metafora anche quando si perde una persona cara, non fisicamente ma dal punto di vista del contatto fisico, ad esempio una separazione, un divorzio, una coppia che si rompe, ecc ecc. Chiunque sia mancato, un figlio, un coniuge, un genitore, un fratello, un nonno, un amico, sentiamo di aver perso una parte di noi stessi e, com'è naturale, sperimentiamo un periodo di sofferenza e difficoltà. Non si può amare qualcuno e perderlo, senza sentirsi soli e deprivati del suo affetto, della sua esistenza, senza diventare vulnerabili e provare dolore. Il lutto è come una ferita, il cui processo di cicatrizzazione e di guarigione richiede tempo e fatica. Questo processo costituisce un vero e proprio lavoro su se stessi per poter tornare a vivere una vita sicuramente molto diversa da quella precedente e che, gradualmente con il tempo, si scoprirà comunque densa di valore se si riuscirà a integrare la perdita nella trama della propria vita. Quando si perde una persona cara, si vive una delle esperienze più dolorose che la vita ci possa offrire. Riuscire ad affrontare questo difficile evento essendo capaci di mantenere un buon equilibrio interiore non è semplice. Nel vivere il lutto ci si scontra con la caducità della vita e col senso d’impotenza che si prova quando ci si rende conto di non poter fare più nulla per mantenere in vita la persona a cui siamo legati. Il lutto è vissuto ed elaborato in tempi e modi molto personali e differenti: non esiste una maniera giusta in assoluto. Ciascuno di noi ha personalità, modi di affrontare la vita e storie passate diverse, per cui il dolore e i comportamenti saranno differenti da quelli di qualsiasi altra persona, anche degli altri membri della famiglia. Alcuni superano il lutto in breve tempo, altri lo portano nel loro cammino a ogni passo; alcuni ne risentono profondamente, altri diventano più maturi, più validi di prima: certamente tutti ne soffrono e portano il ricordo della persona scomparsa.
Anche le manifestazioni del lutto sono molto diverse:
 alcune persone si comportano in maniera distaccata e controllata;
 altre piangono e si disperano rumorosamente;
 altre ancora vogliono stare da sole;
 certune preferiscono una compagnia costante;
 molte invece eliminano subito dopo la morte le cose che appartenevano alla persona cara;
 diverse altre le conservano immutate per anni;
 talune vanno ogni giorno al cimitero e altre ancora lo rifuggono totalmente.

Ogni lutto è diverso per qualità, intensità e durata delle reazioni emozionali, ma a tutte le persone richiede tempo e un vero e proprio lavoro per elaborarlo. Ciò che accomuna tutti i lutti è la presenza di un percorso con delle fasi che, pur con una certa irregolarità, in genere si susseguono: shock iniziale, disperazione, struggimento per la perdita, espressione di sentimenti e di reazioni emotive violente, nascita di una relazione interiore con il defunto, accettazione della perdita subita, e, solo alla fine, riorganizzazione di sé senza più la presenza fisica della persona cara. La risposta iniziale alla morte è uno stato di shock che paralizza e coinvolge completamente la persona. Si è talmente scossi e disorientati che per difendersi e sopravvivere alla perdita, si cerca di negare l'accaduto, di attutire le emozioni troppo forti per evitare la sofferenza e tenere lontano una realtà sentita insopportabile, priva di senso e portatrice in genere di significati essenzialmente negativi. Spesso può accadere che si è consapevoli razionalmente di ciò che è accaduto, ma non si riesca ad accettarlo emotivamente. Questo è un modo molto naturale per difendersi. Poi tutti gli interessi si concentrano sulla perdita e sul dolore. Il sonno, l'appetito, l'attività, la sessualità, la vita interiore e quella relazionale sono sconvolti: si può vivere un periodo più o meno lungo di abbattimento, costernazione, inibizione, astenia o iperattività paradossale e difensiva. Successivamente, quando si diventa più consapevoli della realtà della perdita, s'incomincia a esplorare il significato della privazione di quella figura per la propria esistenza. Si ripercorre la natura della relazione, guardando alla totalità della persona scomparsa, agli aspetti positivi e negativi, riconoscendo ciò che si è vissuto, condiviso e perduto e, per certe situazioni, anche tutto ciò di cui ci si è liberati, perché non sempre i rapporti sono stati semplici e soddisfacenti. In questa fase si è inondati da reazioni emotive più forti e più profonde di quelle che si sperimentavano abitualmente prima del lutto: tristezza, solitudine, nostalgia, paura, disperazione, angoscia, rabbia, rancore, rimpianti e sensi di colpa con i rispettivi correlati di aggressività e depressione, che sono i compagni più frequenti e fedeli di questo periodo. C'è il rischio di rimanere imprigionati nel passato e di allontanarsi dal presente. Frutto di questo periodo travagliato, in cui si apprende ad accettare la realtà della perdita, è lo sviluppo di una nuova relazione con la persona scomparsa. Si trova conforto nel conservare dentro di sé l'immagine della persona amata, i suoi valori, le esperienze condivise, sperimentando la capacità di mantenerne vivo il ricordo e la memoria e di continuare ad amarla, anche se non è più presente fisicamente. Successivamente, quando inizia un allentamento del dolore, diventa possibile riscoprire le proprie risorse e funzioni vitali che permettono di procedere nel percorso di ricostruzione della propria vita e di aprirsi agli impegni, ai progetti e ai rapporti, che aiutano a riaccostarsi alla vita e alla realtà.
Nelle situazioni normali, al di fuori quindi di lutti complicati e patologici, si deve pensare al lutto come a un processo che inizia, si sviluppa e si conclude: il dolore si attenua poco a poco e la vita riprende, colmando i vuoti con nuovi compiti e nuove presenze. Solitamente non si assiste alla remissione spontanea della sintomatologia nel caso in cui la persona colpita dal lutto non possieda quelle abilità cognitive e comportamentali necessarie a fronteggiare nel tempo l’emergenza. Infatti, non tutti possiedono un repertorio competente e capace di fronteggiare gli eventi stressanti improvvisi ed intensi come può essere la perdita di una persona cara.
In tale caso, ci potrebbe essere il rischio che l’esperienza della perdita porti ad un progressivo peggioramento della qualità della vita della persona fino a scatenare, in persone già predisposte, l’insorgenza di una psicopatologia quasi sempre connessa ad una PTSD ovvero sindrome da stress post traumatico.  In effetti, il meccanismo in base al quale sia possibile lo scatenarsi di una problematica psichica è riferibile al modello cognitivo-comportamentale: stress/vulnerabilità.

POSSIBILI APPROCCI RISOLUTIVI: Combinazione Ipnosi con Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR)

L’ipnosi è una condizione naturale della mente da non confondere con gli stati di veglia e di sonno. In questo stato la mente è recettiva rispetto a stimoli interni ed esterni ed esprime in modo diverso capacità di elaborazione e realizzazione. Può svilupparsi spontaneamente attraverso stimoli etero o auto provocati. Non può essere considerato come uno stato alterato di coscienza, bensì uno stato modificato dove l’accesso all’inconscio è facilitato attraverso il linguaggio delle immagini e delle metafore. In questo stato il soggetto beneficia della guida di uno psicologo o un esperto di tecniche ipnotiche in termini di ricostruzione, rafforzamento dell’io e livello di consapevolezza delle proprie risorse. L'EMDR è un approccio misto verbale visivo creato dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1987. Originariamente concepito come uno strumento utile nella psicoterapia del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), in seguito ha incorporato al suo interno spunti teoretici ed applicativi provenienti da differenti paradigmi psicoterapeutici allo scopo di potenziarne l'efficacia e la flessibilità (Shapiro, 1995), consentendo l'applicabilità della metodica ben oltre i limiti dell'originario ambito del PTSD. L'elemento di maggiore carattere distintivo dell'EMDR è certamente l'impiego di determinati stimolazioni da parte del terapeuta che, tipicamente, producono nel paziente movimenti oculari a destra ed a sinistra del suo campo visivo. Tali movimenti oculari, a loro volta, generano una sorta di elaborazione accelerata delle informazioni associata ad una più rapida risoluzione di eventi negativi e traumatici (Shapiro, 1995). Questo avviene mentre il paziente focalizza la sua attenzione sul ricordo dell’esperienza traumatica che ha contribuito allo sviluppo del suo disagio o patologia . La ricerca ha in seguito indicato come i movimenti oculari sarebbero solo una delle possibili modalità efficaci di stimolazione bilaterale; risultano efficaci anche altri tipi di movimento oculare: tamburellamenti sul dorso o sul palmo delle mani, rumori proposti alternatamente alle orecchie, l'osservazione di una luce che scorre su una barra luminosa (per una rassegna sulla ricerca sulla stimolazione bilaterale, Lipke, 2000). In ogni caso, tali stimoli devono essere proposti all'interno di un contesto caratterizzato da un'attenzione duale, ovvero un'attenzione rivolta contemporaneamente al target di intervento ed allo stimolo bilaterale proposto dal terapeuta. La procedura-tipo o algoritmo di intervento consta di otto fasi specifiche, composte di elementi "non specifici" (relazione terapeutica, elementi psico-educazionali, etc.), di elementi specifici (stimolazione bilaterale, sequenzialità degli interventi effettuati) ed elementi mutuati - direttamente o indirettamente - da altre tradizioni di ricerca (assessment e ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale, abreazione, assecondamento delle libere associazioni, manipolazione delle immagini mentali e tecniche provenienti dalla tradizione della psicoterapia ipnotica. Sembra che esista un sistema innato di elaborazione dell’informazione e che le patologie si sviluppino a causa del blocco di questo meccanismo. In questo caso movimenti oculari opportunamente stimolati produrrebbero una ri-sincronizzazione dell’attività dei due emisferi. L’ipnosi condotta attraverso il linguaggio del terapeuta: uso delle visualizzazioni e delle metafore, può portare la persona a raggiungere uno stato di calma e di recupero di risorse e prepararla all’utilizzo dell’E.M.D.R. Inoltre, se necessario, potrà attivare la capacità di onorare il legame con il proprio congiunto, non più improntato sul dolore ma sull’amore. Una perdita può essere così devastante da bloccare tutti ricordi positivi della persona amata: è quindi importante far elaborare i momenti traumatici che creano disagio, per attivare l’affioramento dei ricordi positivi. I ricordi positivi rappresentano il ponte tra il mondo con la persona amata ed il mondo senza di essa, danno colore e significato alla relazione e costruiscono la nostra rappresentazione interiore di quella persona. La terapia ipnotica condotta prima dell'EMDR è poi assolutamente indicata quando il paziente non è in grado di "lasciarsi andare" e fidarsi delle proprie sensazioni ed emozioni, abilità fortemente richiesta dall'impiego dell'EMDR e che può essere gradualmente sviluppata attraverso l'impiego della terapia ipnotica: per esempio attraverso l'apprendimento di tecniche di autoipnosi. Allo stesso modo, la psicoterapia ipnotica sembra agevolare il successivo lavoro con l'EMDR con persone provviste di una scarsa competenza emotiva, la cui massima espressione è l'alessitimia, rappresentando l'approccio ipnotico un possibile contributo all'addestramento dello sviluppo delle competenze emozionali e di "ascolto propriocettivo" necessari per questi pazienti (Taylor, 1997). L'inizio della terapia attraverso l'ipnosi è poi da consigliarsi quando il paziente, essenzialmente come esito della sua storia di attaccamento (Giannantonio, 2000), si trova in una delle seguenti eventualità:
1) ha notevole bisogno di supporto per esplorare il proprio mondo interiore e, di conseguenza, l'impiego di metodologie ipnotiche è fortemente indicato potendo fare leva sul rapporto viscerale che instaura tra paziente e terapeuta e sul lavoro all'interno di una costante condizione di sicurezza. L'autoesplorazione sarà in questo modo avvantaggiata;
2) è estremamente diffidente ed ha paura di essere spinto in direzioni che non può controllare e per tale motivo, con l'EMDR, può scegliere di rendere impraticabile qualunque tentativo di lavoro diretto. Un preventivo lavoro permissivo ed indiretto con la psicoterapia ipnotica può essere fondamentale in quanto mostra chiaramente al paziente che il controllo del lavoro può e deve essere sempre nelle sue mani.
Potrebbe inoltre essere indicata l’impiego dell’ipnosi durante una seduta di EMDR quando il paziente ha bisogno di abbassare l’arausal dopo aver avuto accesso ad emozioni troppo intense e disturbanti o per sbloccare momenti di possibile stallo durante la seduta stessa causati da una difficoltà del paziente a tollerare il materiale emozionale emerso in seduta ed esplorare con maggiore discrezionalità l’area di lavoro che si sta accingendo a lavorare ed attivare le sue capacità di coping. L’EMDR viene utilizzata su ciò che c’è di più acuto, valutando naturalmente, con adeguato assessment le capacità e la prontezza del paziente al suo utilizzo, si lavora con l’elemento percepito con maggiore intensità, sui sintomi intrusivi se presenti, sui traumi, sul senso di impotenza, sul senso di colpa e sulle circostanze che hanno portato a far emergere i vissuti disturbanti. L’ipnosi è fondamentale come integrazione all’elaborazione del lutto, in quanto aiuta il paziente ad instaurare una sensazione di sicurezza, aumentare l’autoefficacia personale, a creare un legame di fiducia con il terapeuta che possa condurlo a guardarsi dentro.
Dopo che si elabora la perdita della persona amata, bisogna valutare cosa emerge nuovamente, cosa viene percepito, parte dell’elaborazione del lutto è una riconciliazione con sé stessi senza la persona cara. Terminata la seduta di EMDR, è opportuno utilizzare l’ipnosi per indurre un leggero stato di trance per stabilizzare il paziente e fargli recuperare energie se la seduta è stata faticosa ed impegnativa. A quanto scritto sino ad ora si può affermare che la psicoterapia ipnotica e l’EMDR sono facilmente e produttivamente integrabili in quanto si può dire che presentano alcune similitudini procedurali e concettuali quali:
1) entrambe tendono all'impiego olistico di tutte le risorse del paziente: razionali, comportamentali, emotive, somatiche, presupponendo, ericksonianamente, fino a prova contraria, che l'individuo possegga fin dall'inizio tutte le risorse necessarie per il cambiamento; o sono entrambi approcci intrinsecamente psicosomatici e, come tali, elettivi nell'intervento sui disturbi post-traumatici (van der Kolk, 1996);
2) entrambe sono particolarmente efficaci nell'intervento sulla memoria procedurale, sulla memoria stato-dipendente e nell'integrazione fra i differenti sistemi di memoria (Giannantonio, 2000);
3) entrambe puntano sull'integrazione degli stati di coscienza, dell'identità personale, delle reti mnestiche, e delle psicoterapie in genere, presupponendo anche una concezione intrinsecamente dissociativa della mente (Phillips, Frederick, 1995), e con ciò distanziando inevitabilmente l'EMDR dall'approccio cognitivo-comportamentale che pure, sempre più frequentemente, fa riferimento ad essa;
3) sono molto efficaci nel ridurre l'iperassociazione e la dissociazione, spesso entrambe presenti in molti traumi (van der Kolk et al., 1997);
4) entrambe consentono una vivida produzione di esperienze interpersonali profondamente mutative atte ad integrare le precedenti esperienze di attaccamento deficitarie o patologiche (Giannantonio, 2000; Manfield, 1998; Parnell, 1999; Wade, 2001)

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fiori di bach

Fiori di Bach
Il campo su cui maggiormente agiscono i Fiori di Bach è quello dell'emotività e degli stati d'animo, ma certamente come la medicina psicosomatica insegna, la mente non è staccata dal corpo, e ciò che si mostra a livello mentale, ha un significato ed un'influenza anche sul piano fisico. I segnali che le emozioni danno, sono solo dei segnali precedenti a quelli del corpo, vale a dire i sintomi fisici, perciò osservando e conoscendo l'aspetto emotivo e mentale si può correggere anche ciò che succede nel fisico. La floriterapia non cura la malattia, ma gli stati d'animo e le reazioni agli eventi delle persone. Esempio: come reagiamo ad un determinato avvenimento: con rabbia, paura, indifferenza, scoraggiamento, ecc. La risposta che diamo all'evento o al sintomo ci indica quali fiori ci saranno utili in quel momento. I diversi rimedi sono la somma dell'azione congiunta dell'acqua e del fuoco, visto che gli elementi terra ed aria sono già presenti nel fiore, la pianta che li ha generati è difatti cresciuta fra la terra e l’aria del cielo. I fiori sono raccolti in una giornata di sole, messi in acqua ed esposti per tre o quattro ore al sole, oppure quando questo per motivi stagionali non sia possibile, si mettono a bollire. Una volta che l'informazione trasformatrice del fiore si trasferisce nell'acqua, a questa è aggiunto del brandy (come conservante)... e I Fiori di Bach sono pronti.
Per informazione s'intende un messaggio vibrazionale positivo. Non è un concetto di principi attivi presenti nel fiore da un punto di vista chimico - fisico, ma piuttosto di principi energetici che ogni pianta possiede. I "semplici", vecchi erboristi dei secoli passati, si basavano proprio sulla forma, sul colore e sulle particolarità di ogni pianta per capire il campo di utilizzo. All'epoca non esistevano laboratori per la ricerca di elementi e sostanze presenti nella pianta, allora l'intuito e la capacità di entrare in contatto con la natura stessa della pianta permettevano di capire a cosa poteva essere utile. Le proprietà delle erbe tramandate dai "semplici" sono poi state confermate dagli attuali studi scientifici.
Bach divise i 38 fiori da lui scoperti per le loro virtù guaritrici, in sette gruppi distinti.
Nelle pagine linkate all'elenco seguente troverete delle spiegazioni per ogni gruppo con alcuni importanti chiarimenti per comprendere le differenze fra fiori che potrebbero sembrare simili.
Vi consigliamo la lettura di questi articoli per capire non solo i fiori di Bach, ma anche il pensiero che lo stesso Edward Bach ci ha presentato.
Fiori per la paura
Fiori per coloro che soffrono l'incertezza
Fiori per l'insufficiente interesse per il presente
Fiori per la solitudine
Fiori per l'ipersensibilitaà alle influenze e alle idee
Fiori per lo scoraggiamento o la disperazione
Fiori per la preoccupazione eccessiva per il benessere degli altri
Assumere i Fiori di Bach è un atto d’amore verso noi stessi, ancor prima di essere una terapia.
La vita stessa nasce da un atto di amore che la natura perpetua generazione dopo generazione. Perciò l’assunzione dei rimedi floreali inizia proprio con questo atto, con l’azione volontaria di attenzione verso noi stessi, e con l’obiettivo di raggiungere una guarigione dai nostri sintomi e dai nostri disagi, ma anche e soprattutto dal bisogno di rimettersi in contatto con se stessi e con le proprie emozioni, perciò insieme alla loro assunzione, è opportuno diventare consapevoli del proprio modo di pensare e di agire.

Schede Fiori di Bach

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Esomeditazione ed attivazione Ghiandola Pineale

 

  1. “ Da principio era la Parola….e la Parola era Dio…senza di essa nessuna cosa è stata fatta…”

                                               Vangelo di Giovanni

La Natura è fonte di innumerevoli forme di suono che portano il loro messaggio all’attenzione dell’individuo. Suoni che divengono musicali nel soffio prolungato e melodico del vento o nel ritmo del battito del cuore. Suoni che sono in grado di sollecitare il profondo della psiche di ogni individuo producendo una varia gamma di sensazioni emotive, di intuizioni poetiche e di visioni oniriche.

Per l’antico sciamanesimo druidico la musica rappresentava una qualità della Natura che si manifestava in maniera invisibile, ma che tuttavia stimolava un potere creativo sull’individuo. Un potere che secondo i druidi non agiva solo sulla mente degli individui, ma poteva addirittura aver agito, all’inizio dei tempi, anche nei confronti di tutto quanto esisteva, dalle foreste al cielo stellato.

Gli sciamani ritenevano infatti che la Natura manifestasse attraverso la musica un profondo e segreto messaggio che poteva portare alla conoscenza dell’origine e della natura reale dell’Universo.

Un messaggio che rivelava come la musica rappresentasse anche un evento più profondo, che si identificava con la vibrazione primordiale che aveva dato vita all’universo e costituiva il cuore pulsante e vitale di ogni cosa.

L’esperienza vibrazionale del fenomeno ondulatorio era ben conosciuta dagli antichi sciamani e ritenuta, insieme alla matematica, un fenomeno di base per tutte le cose esistenti.

Il corpo umano è costituito da atomi che si ritrovano in tutto l’universo e che a loro volta sono formati da elementi chimici quali carbonio, idrogeno, ossigeno, calcio e ferro. Un elemento, è in parte definito dal ritmo vibratorio dei suoi atomi e dalle forze che questi esercitano su altri atomi. L’organismo umano può quindi essere considerato come una manifestazione di stati vibratori, essendo composto da cellule in costante movimento che generano frequenze sonore, e si può ipotizzare che se si identificasse un proprio suono interiore e ci si sottoponesse all’emissione di un suono uguale si provocherebbe un fenomeno di risonanza interna del corpo in armonia con il proprio ritmo fisiologico e che ne attiverebbe tutte le energie statiche.

Il fatto che l’orecchio umano, per lo più non senta molti suoni, la dice lunga sull’apparenza di questo mondo quadridimensionale. Siamo dei sordi in uno spazio cantante, zeppo d’ogni tipo di vibrazioni.

Certe cattedrali e templi sarebbero stati costruiti con il proposito di amplificare queste onde, agendo come cassa acustica delle vibrazioni umane, secondo delle proporzioni geometriche e matematiche collegate direttamente alle proporzioni musicali. Gli studiosi vedici dell’antica India e i filosofi della scuola di Pitagora consideravano tutte le forme fisiche come manifestazioni del suono: per loro le proporzioni relative ai suoni musicali corrispondevano alle proporzioni fisiche delle forme in natura e nell’architettura umana. Nel 1815 il matematico americano N. Bowdich incominciò a studiare i disegni creati dall’intersezione di due curve sinusoidali i cui assi sono perpendicolari gli uni agli altri, alcune volte chiamate “curve di Bowdich   “, più spesso “figure di Lissajous” dopo che quest’ultimo fece le stesse indagini indipendentemente da Bowdich. Entrambi conclusero che la condizione affinché  questi  disegni fossero  creati  era che le oscillazioni  per secondo di entrambe le curve doveva corrispondere ad un rapporto del tipo 1:1, 1:2, 1:3 e così via. e questi esperiementi che divennero via via sempre più numerosi conducevano sempre di più allo strabiliante risultato che il suono ha potere di cambiare la materia. Se cambia la frequenza o l’ampiezza anche i modelli cambiano. Aumentando la frequenza la complessità dei disegni aumenta ed il numero degli elementi diventa più grande. D’altro canto, aumentando l’ampiezza, il moto diventa più rapido e turbolento così da creare piccole eruzioni, tali che il materiale fosse lanciato in aria. Le forme ed i disegni che apparivano dipendevano dalla frequenza, dall’ampiezza e dalle caratteristiche del materiale.

APPROFONDIMENTI SULLA PINEALE

Il suo simbolo, una pigna che fuoriesce dalla sommità del cranio, è rappresentato in tutte le culture e rappresenta la chiarezza mentale e il collegamento con il mondo spirituale.

Nei cortili Vaticani c’è la più grande scultura della Pigna: lo spazio interno è simile ad un altare o a un portico chiuso costruito dall’uomo, quello esterno è aperto, come a rappresentare la sua funzione. Alla base sono ben visibili due pavoni, simboli egizi, e ai piedi un sarcofago aperto, che richiama il passaggio verso la vita spirituale. Questo elemento è presente nella Camera del Re nella grande Piramide di Giza. Lo scettro del Vaticano è uguale a quello di Osiride, costituito da una pigna, la ghiandola pineale, e da due serpenti intrecciati, il DNA (Ida e Pingala, nella cultura vedica indiana), che raggiungono la ghiandola passando dal rachide dorsale. Nello scettro del Papa è posto il simbolo della ghiandola pineale sotto il crocifisso. Osiride (così anche Shiva e Buddha) è rappresentato con una protuberanza sul cranio in corrispondenza della ghiandola pineale. Shiva ha anche serpenti attorno alla protuberanza.

Le culture del passato associavano la ghiandola pineale, quella che noi oggi chiamiamo epifisi, ad un organo preposto alla maggior chiarezza mentale e alla visione interiore. rsz_buddhaPer Cartesio, la ghiandola pineale è il punto privilegiato, la sede dell’anima, dove mente (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono. Negli ultimi decenni si è scoperto che nell’epifisi si producono molti cambiamenti, connessi con l’unità corpo-mente-emozioni. Grande come un cece, a forma di pigna, molto innervata, situata alla base dell’encefalo, rappresentata nella sua proiezione anteriore dal terzo occhio, contiene i recettori della vista, i coni e i bastoncelli, e pur così piccola consuma molta energia. E’ un occhio interno, presiede al ciclo circadiano, della luce e del buio. Costituisce una ricetrasmittente con l’energia che proviene dall’alto (epi), con i mondi Superiori, cui corrispondono processi fisiologici. Produce molecole fondamentali per il corretto mantenimento della vita. Senza l’epifisi non è possibile vivere. Anche secondo la psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI), che studia il rapporto tra mente, emozioni, sistema endocrino, sistema immunitario e stati di coscienza e le loro mediazioni chimiche al fine di dimostrare la loro interdipendenza, è a questo livello che si producono i cambiamenti che riguardano il sistema nella sua totalità. Distinguiamo i vari livelli. A livello chimico: molecole, sostanze chimiche in genere di diversa origine, cibo, farmaci. A livello elettromagnetico: da questo livello si produce un cambiamento nel livello chimico – neurormoni e trasmettitori – con ricaduta su tutto il corpo.

Attraverso i simboli, l’esposizione ai simboli, cambiano i parametri elettrici e chimici e l’effetto a cascata può cambiare i comportamenti, ed è connesso con il sistema emozionale. Ecco perché simboli ed emozioni hanno impatto sulla nostra sopravvivenza, possono favorirla o indebolirla; ricordiamo che il subconscio comprende le affermazioni e non le negazioni e che la corteccia accetta paradossi (sì, no, forse). Le percezioni simboliche oltrepassano la mente razionale, agiscono senza il suo consenso (le forme simboliche sono informazioni). I simboli possono liberare ed elevare, ma anche condizionare e deprimere. L’informazione di qualsiasi forma corrisponde a un processo di istruzioni, come dall’argilla lo scultore dà forma a un oggetto materiale condensato. Nella forma c’è l’informazione, ciò che da forma è un processo informativo, c’è la causa ma anche l’effetto. Nel cervello umano l’informazione sta nei due livelli, mente subconscia e mente conscia razionale: la prima è ‘innata’, profonda, semplice (sine plica), portante, sostantiva, usa il linguaggio binario e ternario, è l’intelligenza di rete, che ci fa decidere non solo per noi stessi; la seconda è aggettiva, complessa, acquisita, usa il linguaggio analogico, è l’intelligenza locale,  che si trova nella corteccia, e individuale.
Si può iniziare a comprendere come l’ambiente esterno nella sua complessità costituisca un elemento essenziale nella regolazione interna del corpo fisico ed energetico – epigenetica, poiché esso è la manifestazione nella terza dimensione di aggregati di energia invisibili ai sensi e ai suoi strumenti di amplificazione. Il corpo in toto ci permette di sopravvivere, non la mente razionale, la quale presiede all’attività di calcolo, mette in relazione le informazioni esterne con il sistema interno. Ad esempio, il pericolo non è avvertito dalla corteccia, lenta a reagire, ma da tutto l’apparato sensoriale che può salvare una vita nell’istante. Lo schema della corteccia ha bisogno di nominare, dare un nome, e se non trova corrispondenza viene adattato analogicamente, e così molto spesso noi diciamo ‘assomiglia a’ , ha cioè bisogno di un sistema esterno che permetta l’analogia. Il sistema interno vive, la corteccia ne prende coscienza. I sistemi esterni di apprendimento e credenza si attestano in questo livello, creano l’ambiente interno il quale ritiene reale l’informazione ricevuta. L’altro sistema permetterà il vero apprendimento. In generale si può dire che tutto il sistema risponde alle sollecitazioni, regolando ovvero sregolando il funzionamento.

A livello cerebrale si possono identificare due sistemi neuro-chimici fondamentali, polari e complementari fra loro: il Sistema Oppioide e quello Cannibinoide. Il primo è connesso alla vita inconscia, all’ipofisi o ghiandola pituitaria situata al centro del cervello secondo le leggi della natura metabolico – biologica (ipofisi significa sotto la natura, corrispondente al 6° chakra o ajna), e dunque i corpi sono biologicamente affini fra loro. Questo sistema è attivo in condizioni di stress, dolore, ansia, irritabilità, inducendo immunosoppressione o stato di malattia. È mediato da catecolamine, steroidi surrenalici e oppioidi, endorfine e dinorfine.
L’altro, il Sistema Cannabinoide, è connesso alla vita cosciente e supercosciente, dando la possibilità di percepire l’Universo. È in rapporto con la ghiandola pineale o epifisi (che significa sopra la natura ed ha forma di una pigna come si è detto), situata nell’encefalo pur non facendo parte di esso (corrisponde al 7° chakra o sahasrara. Il sistema dei chakra è ancora situato sul corpo fisico, fa da tramite alle energie che discendono). Qui vengono prodotti i cannabinoidi e gli indoli pinealici.
Nella prossima puntata ci occuperemo delle conoscenze bio mediche attuali circa il sistema cannabinoide, le modalità di sviluppo delle capacità interiori, il suo ruolo nelle pratiche spirituali e di conoscenza superiore, la possibile inattivazione ad opera dei tossici ambientali.

 Per aderire al programma di attivazione della Pineale segui il link sottostante

Progetto Attivazione Ghiandola Pineale

 

 

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Vangelo di Maria Armeno

Vangelo Armeno

Natività della santissima madre di Dio e grandemente benedetta Vergine Maria dai suoi genitori Gioacchino ed Anna dal racconto del libro di san Giacomo fratello del Signore.

[1, 1] Gioacchino, uomo pio, timorato di Dio e molto ricco, era del numero e della casa delle dodici tribù d'Israele ed offriva a Dio oblazioni doppie. [2] Si avvicinò il gran giorno del Signore e i figli d'Israele offrivano l'oblazione al Signore, e con essi c'era anche Gioacchino. Il sommo sacerdote Ruben si pose contro Gioacchino e disse: "Non spetta a te offrire per primo l'oblazione a Dio, giacch‚ tu non hai discendenza in Israele". [3] Gioacchino ne fu molto addolorato e si allontanò, triste, dal tempio del Signore; non si fece vedere da Anna sua moglie, ma andò nel deserto e quivi innalzò la sua tenda e digiunò quaranta giorni. Diceva tra s‚: non discenderò a casa mia, non mangerò e non berrò fino a quando mi avrà visitato il Signore mio Dio; mio cibo sarà la preghiera, bevanda le mie lacrime.

[2, 1] Ma sua moglie Anna innalzava due lamentazioni ed esprimeva due pianti, dicendo a se stessa: piangerò la mia vedovanza. [2] Anna indossò un abito di lutto e all'ora nona del giorno discese nel suo giardino, sedette sotto un albero d'alloro e pregò Dio, dicendo: "Signore Dio dei padri miei, ricordati della mia miseria e benedicimi come hai benedetto l'utero di Sara dandole una discendenza con Isacco".

[3, 1] Mentre guardava verso il cielo e piangeva, vedendo due passeri in un albero di alloro, si doleva molto e diceva: "Povera me! Chi mi ha generato e quale madre mi ha partorito? Infatti sono nata in Israele nella maledizione, e fui oggetto di scherno e disprezzo al tempio del Signore mio Dio. [2] Povera me! A chi assomiglio? Non assomiglio agli uccelli del cielo, giacch‚ anche gli uccelli generano dei piccoli davanti a te, Signore. Povera me! A chi assomiglio? Non assomiglio agli animali irragionevoli, giacch‚ anch'essi sono fecondi davanti a te, Signore. [3] Povera me! A chi assomiglio? Non assomiglio alle acque, giacch‚ anche le acque portano davanti a te gli acquatici. Povera me! A chi assomiglio? Non assomiglio alla terra, giacch‚ la terra, nel tempo opportuno, offre il suo frutto ai figli degli uomini, i quali ti benedicono, Signore".

[4, 1] In quella stessa ora un angelo del Signore apparve ad Anna e disse: "Anna, Anna, il Signore ha udito le tue preghiere! Ecco che concepirai e partorirai una fanciulla il cui nome risuonerà per tutta la terra". Anna disse: "Viva il Signore mio Dio! Sia che partorisca un maschio che una femmina, lo porterò in dono al Signore Dio e sarà suo inserviente per tutta la sua vita". [2] Due angeli apparvero ancora ad Anna e le dissero: "Ecco che sta venendo Gioacchino, tuo marito, portando seco i suoi pastori". Un angelo del Signore discese da lui e disse: "Gioacchino, il Signore ha udito le tue preghiere. Discendi a casa tua, e tua moglie Anna concepirà". [3] E chiese ai suoi pastori: "Su, (portatemi) dieci agnelli immacolati e senza macchia: saranno per il Signore Dio mio". E disse: "Su, (portatemi) dodici giovenchi teneri e belli: saranno per i sacerdoti e gli anziani. Portatemi anche cento capri: saranno per tutto il popolo".

[4] Visto Gioacchino che veniva, Anna gli corse incontro e gli disse: "Ora so che il Signore Dio mi ha usato misericordia, mi ha benedetto grandemente e non sarò più vedova e sola".

E in quel giorno Gioacchino si riposò.

[5, 1] Il giorno seguente offrì i suoi doni, e disse: "Ora so veramente che il mio espiatore, il Signore, mi ha purificato e ha perdonato ogni mia mancanza". Gioacchino discese giustificato dalla casa del Signore in casa sua.

Anna concepì e ne propagava la notizia tra le figlie di Israele.

[2] Quando si compirono i suoi giorni, partorì e domandò alla ostetrica: "Che cosa è nato?". Le rispose: "Una figlia". Ed Anna: "Il mio spirito è esaltato, in questo giorno". Terminati i giorni secondo la consuetudine, Anna si lavò, dette la mammella alla bambina e la chiamò Maria.

[6, 1] All'età di sei mesi Maria si drizzò sui suoi piedi, fece sette passi e ritornò sul seno della madre. Anna disse: "Viva il Signore Dio! Non calpesterà la terra prima ch'io la conduca alla casa del Signore". Nella sua camera, Anna fece un santuario; non introduceva nulla di comune o contaminato nella camera. E chiamava le figlie degli Ebrei, immacolate e vergini, e le presentava a Maria, nella (sua) camera. [2] Quando compì l'anno, Gioacchino diede un grande ricevimento e invitò sacerdoti e scribi, anziani e tutto il popolo di Israele. E, davanti a tutti, presentò la bambina nelle mani del sommo sacerdote che la benedisse, dicendo: "Dio dei nostri padri, benedici questa pargoletta e concedile che il suo nome diventi celebre in tutte le generazioni dei secoli". [3] Tutto il popolo rispose: "Così sia, così sia!". Presentarono pure la bambina ai sacerdoti i quali la benedissero, dicendo: "Dio, che sei in alto, osserva questa bambina e benedicila con la tua benedizione imperitura". Tutto il popolo rispose: "Così sia!". [4] La madre, presala sul seno, la portò nella sua linda cella e benedisse Dio, dicendo: "Canterò una benedizione nuova al Signore mio Dio poich‚ mi ha visitato, ha tolto la vergogna che mi era addossata dai miei nemici e mi ha dato un frutto di giustizia, memorabile davanti a lui. Chi annunzierà ai figli di Ruben che Anna è stata liberata dalla sterilità?".

Sacerdoti, anziani e il popolo tutto si rallegrarono e benedissero grandemente la beata bambina Maria, e andarono nelle loro abitazioni glorificando Dio.

 

 

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Coscienza Globale – Matrix divina

«Anche con molti uomini colti non si può parlare di Inconscio senza venir tacciati di misticismo. L’angoscia è giustificata perché la nostra visione razionale del mondo, con le sue certezze scientifiche e morali ardentemente credute (perché dubbiose), è scossa dai dati dell’altra parte». Carl Gustav Jung

Cittadini del mondo, tutti noi disincantati e delusi dal mondo della politica, concentriamoci tutti, e mandiamo tutti insieme un bel vaffanculo a questi criminali! Ecco, se questo mio appello fosse accolto da tutta la popolazione mondiale, si presenterebbe un fenomeno naturale che oggi la scienza, con timore e sospetto, chiamerebbe un “picco emotivo della coscienza collettiva dell’umanità!”. La sorprendente notizia della settimana, non è che la scienza ha scoperto l’esistenza della Coscienza Globale, ma che ad affermarne l’esistenza è la prestigiosa Università di Princeton, con tutta la sua fama e la sua storia di “academically correct”, il luogo di banchetto di tutta la comunità scientifica mainstream potremmo dire. In effetti, non pochi “manuali di scienza” in cravattino avevano dichiarato che si stava “perdendo tempo”, ciò nonostante, non un piccolo esperimento di laboratorio fatto da uno stagista, ma ben 14 anni (!) di monitoraggio su dati forniti da elaboratori informatici disseminati su tutto il mondo, hanno monitorato l’impatto di particolari eventi collettivi che hanno emozionato, coinvolto e/o sconvolto l’umanità intera. Ebbene, dal 1998 al 2013 si è constatato in maniera incontrovertibile che gli esseri umani sono globalmente interconnessi tra loro, e che il loro “sentire” collettivo riesce a deviare perfino le risposte dei computer. Il bello di tutto questo è che ancora una volta di questi tempi, possiamo dire che una nuova straordinaria scoperta scientifica era già stata precedentemente dimostrata dalle scuole misterosofiche e dalle dottrine spirituali addirittura da millenni! E in ogni caso, Carl Gustav Jung diceva: «Come oltre l’individuo esiste una società, così oltre la nostra psiche personale esiste una psiche collettiva, l’inconscio collettivo, che cela parimenti in sé grandi attrattive». Come si poteva dar ragione a Ermete Trismegisto, Abulafia, Platone, Buddha, i pellerossa, gli aborigini o ai Veda in un laboratorio di scienze? Non sia mai! Per diritto di cronaca, c’è da dire che questa ricerca va confermata, avallata, ragionata, analizzata, ecc… ma una cosa è certa, forse oggi, siamo maggiormente predisposti se non altro a usare un linguaggio… come dire, cibernetico! Certo è che, Internet, i social media e le breaking news 24 ore al giorno ci offrono una prospettiva in tempo reale sull’umore nazionale. Un algoritmo sviluppato da Google, il Google­Profile of Mood States (G­POMS), raccoglie contenuti da Twitter per valutare sentimenti collettivi quali felicità, gentilezza, calma, vitalità, confidenza e altri ancora. Questo è indubbiamente un linguaggio che la nostra generazione è ormai abituata ad abbracciare. Così, gli investitori parlano di “umori del mercato”, mentre gli storici usano il termine Zeitgeist (spirito del tempo). Mettetela come vi pare, ma il termine Coscienza Collettiva si riferisce all’atmosfera sociale che nasce da pensieri e comportamenti degli individui appartenenti ad una comunità. Con l’accumularsi di stress e tensioni nella coscienza collettiva, l’incoerenza crea caos in individui e gruppi sociali.  Secondo Maharishi Mahesh Yogi: «Tutti gli episodi di  violenza, negatività, conflitti, crisi o problemi in ogni società sono semplicemente l’espressione di un accumulo di stress nella coscienza collettiva. Quando il livello di stress diventa troppo alto, emerge come crimine, violenza, guerra e disordine sociale». Come avrete notato, Maharishi Mahesh Yogi non è il rettore dell’Università di Fisica.   Eccoci, allora, alla notizia della settimana: l’avvento dei dati forniti dal cosiddetto “Global Consciousness Project“. 14 anni fa, i creatori del GCP piazzarono in tutto il mondo generatori di numeri casuali, che ribattezzarono “eggs”, cioè “uova”. Ad oggi ci sono 134 uova sparse fra Europa, Stati Uniti, Canada, India, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Giappone, Cina, Russia, Brasile, Africa, Thailandia, Sud America ed Australia. La funzione di queste uova è quella di generare costantemente i numeri “0″ e “1″ a caso. Oltre a ciò, i dispositivi sono anche in grado di formulare anticipatamente previsioni sui numeri casuali che stanno per generare. Secondo i principi della “Expected Randomness” (ovvero, della “Casualità Prevista”) essi, in pratica, tirano ad indovinare («Uscirà “0″ oppure “1″?»), estraggono un numero (che può essere “0″ o “1″) e contano le volte che ci azzeccano. Immaginate che ogni uovo funzioni come il lancio della monetina: se azzecchiamo il pronostico abbiamo indovinato, altrimenti abbiamo sbagliato. Le uova compiono questa triplice operazione di “pronostico → estrazione → verifica” 100 volte al secondo. Dopo un numero sufficiente alto di tentativi, in genere i risultati si normalizzano intorno alla probabilità del 50/50, cosa assolutamente naturale e contemplata dalla statistica: testa e croce hanno infatti la stessa probabilità di uscire, proprio come “0″ e “1″. Tuttavia, questo NON è ciò che è accaduto quando le uova erano monitorate contemporaneamente al verificarsi di un qualche evento significativo per la coscienza dell’umanità. Infatti, in concomitanza con tali eventi globali, i dispositivi iniziavano ad azzeccare un numero enorme di risultati, deviando molto dal range di attendibilità statistica. Per esempio, i ricercatori iniziarono a notare enormi picchi di risultati azzeccati qualche ora prima (prima, non solo durante…) il crollo delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Questi picchi continuarono a verificarsi in prossimità di disastri aerei, eruzioni vulcaniche, tsunami ed eventi come la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Così, i risultati che il dr. Roger Nelson, a capo del GCP , ha appena divulgato, sono così tanto al di fuori del calcolo delle probabilità da risultare realmente sconvolgenti: infatti, in tutti i 426 eventi analizzati nell’intero progetto le corrispondenze registrate sono state maggiori del 50%, cioè tutti gli eventi si sono statisticamente qualificati come  “significativi”, e l’altra metà di casi si è qualificata come “estremamente significativa. A questo punto, ci vorrebbe una “laurea honorem causa” per Ermete Trismegisto. Di fatto, una corretta interpretazione del fenomeno richiederà tempo, collaborazioni e confronti professionali trasversali per essere accettata per quello che è.. Così, per ora gli scienziati non intendono sbilanciarsi: i dati sono inoppugnabili ma l’interpretazione accademica è ancora tutta da costruire. Rimane il fatto che la Princeton University ha dimostrato scientificamente che la Coscienza Globale esiste davvero, non è soltanto fuffa New Age e che la Noosfera –cioè la mente umana collettiva di cui parlava Pierre Teilhard de Chardin – influenza in qualche modo anche gli elaboratori informatici. Siamo nel trionfo della spiegazione di fenomeni come il déja­vu, o di episodi da “sesto senso” o da presentimento (di cui tra l’altro è stato ben dimostrato “qualcosa”). Forse un giorno con questi strumenti potremmo perfino prevedere un attacco terroristico! E a pensare che questo sia plausibile è proprio Roger Nelson e il GCP che nell’ultimo supplemento del “Rhine Institute of Parapsychology” (il “Journal of Parapsychology” del dicembre 2012 – pag. 36, n.d.t.) dichiarano: «Ho deciso di chiedere se ci potrebbe essere qualche segnale dell’esistenza di una noosfera, una versione globale della coscienza di gruppo che avevamo già visto con gli strumenti messi a punto per lo studio delle interazioni mente­macchina. Insieme ad alcuni colleghi e volontari, ho creato il GCP per cercare tali prove. Il GCP compie 14 anni nel 2012 ed ha portato a termine più di 400 esperimenti indipendenti che avvalorano l’ipotesi generale».  La spiegazione più plausibile è che noi umani influenziamo in parte la Noosfera in corrispondenza di grandi emergenze e celebrazioni. La cosa più importante per la parapsicologia dei prossimi 25 anni, è che ora ci sono dati che potranno essere usati direttamente come modelli, da qui possiamo partire con una nuova ricerca sulla coscienza. Sempre C. G. Jung diceva: «La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima». Non solo, per il piacere di chiacchierare un po’, possiamo ricordare che ataviche scuole misterosofiche hanno da sempre parlato di una certa Griglia Energetica che circonda la Terra, essa sarebbe come una rete con una forma geometrica particolare che funge da matrice della realtà e dell’esperienza raggiungibile dall’umanità. Non va però confusa con gli archivi dell’Akascia, in cui, secondo queste “Scienze Sacre”, vi è registrato tutto quanto è avvenuto sulla Terra sin dalla notte dei tempi, non solo come eventi ma anche tutte le esperienze vissute da ogni abitante della Terra, e da tutti i pensieri che abbiamo generato, sia singolarmente che collettivamente. La Griglia Energetica piuttosto, è la matrice che rende possibile l’evoluzione dell’umanità sino ad un certo livello. Nella Griglia vi sono impresse tutte le esperienze che possiamo e dobbiamo vivere secondo il nostri livello di coscienza, oltre ad essere uno strumento indispensabile al fine di farci fare un salto evolutivo. Per questo motivo oggi, molti studiosi dei “fatti” affermano che è proprio questa venatura energetica della Coscienza Globale ad essere spesso attaccata dalle èlite di potere, che sanno… e che vogliono quindi contaminare con emozioni negative il nostro stadio evolutivo . stiamo parlando del desiderato salto quantico di cui parlavano anche i Maya.

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METATRON

Progetto METATRON

  • Geometria funzionale allineata al magnetismo terrestre

 

L'Angelo Metatron che porta la voce di Dio, nessun nome poteva essere più appropriato e ringrazio chi mi ha ispirato per questo. Metatron è un progetto di transcomunicazione  strumentale appartenente al campo della metafonia. Metatron consente di registrare voci e frequenze provenienti dal campo multidimensionale con eccezionali risultati. Metatron è una infrastruttura tecnologica che consente di veicolari messaggi multidimensionali, ove ci sia partecipazione e volontà, a chi li richiede. Tutto si basa su alcune semplici considerazioni che si delineano da esperienza già fatte in passato e tramandate fino ai nostri giorni. Gli egiziano, per esempio, conoscevano già queste tecniche perfettamente descritte sul Libro dei Morti: impulsi sonori tetraedrici o su spirali particolari che riportano i morti in vita. Le spirali si soprirà qualche migliaio di anni dopo che riconducono alle serie del magico Fibonacci e riportare in vita i morti equivale a sentirli vivi, attorno a noi, consapevoli e pronti a comunicare se opportunamente supportati. La metafonia classica funziona sul principio che le Entità in forma energetica non hanno corde vocali ne polmoni per generare un flusso di aria per farle vibrare, quindi è escluso che possano emettere suoni. L'unica forma di comunicazione che il cervello umano transcodifica in impulsi sonori è la telepatia o chiaroudienza. Quindi le Entità comunicano con noi per via energetica e telepatica. Per potere fare in modo di registrare una voce nel senso umano del termine, è necessario fornire un segnale da modificare, da modulare attraverso la sovrapposizione dei campi quantico magnetici ed ecco che si usa la radio, un rumore da strofinio, una voce atona, l'acqua, ecc.ecc. Metatron fornisce un set di frequenze che sono facilmente modulabili con campi magnetici e dunque consentono di assemblare frasi e parole di senso compiuto alle Entità in visita con poco sforzo.

A seguire il protocollo di sperimentazione, intanto per chi volesse incontrarmi per una seduta privata può mettersi in contatto utilizzando la mia mail
info@aiutonaturale.it

Grazie e a presto

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Frequenze base

Il Genere Umano possiede la meravigliosa capacità, un dono Divino, di concepire suoni armoniosi frutto di un sapiente, ed a volte inconsapevole, gioco di interferenze e di armoniche frequenze.

L’Uomo, inoltre, ha talmente radicato dentro di se questo aspetto spirituale della musica che, riuscendo ad immaginare suoni e melodie impossibili da riprodurre con la propria anatomia e fisiologia, costruisce strumenti musicali appositi, in grado di produrre una grande quantità di toni e frequenze.

Adesso cerchiamo di capire come questa sensibilità Umana può influenzare il nostro stato d’animo, il nostro benessere psichico e anche fisico. Capita a tutti di provare stati d’animo diversi ascoltando della musica: la musica ci può fare rilassare, ci può rendere aggressivi, ci può indurre stati di trance, può amplificare stati di aggregazione sociale (si pensi ai concerti rock), ci può divertire, e così via.

Ma vediamo di comprendere meglio questo fenomeno e per fare questo voglio qui citare gli studi di un famoso scienziato Giapponese Dr. Masaru Emoto, che ad un certo punto della sua carriera Universitaria rimase molto colpito da alcune scoperte che riguardavano l’acqua, sostanza che compone per più del 90 % il nostro corpo e che si trova dentro tutte le nostre cellule, nel DNA ed in ogni organo compreso il cervello e il cuore.
Il Dr. Emoto scoprì, con semplici esperimenti, che tutti noi possiamo riprodurre anche in casa, che provocando delle vibrazioni a frequenza costante in un recipiente contenente normale acqua, si potevano ottenere dei meravigliosi disegni geometrici (una ricerca su youtube vi consentirà di vedere questi disegni e come condurre in casa l’esperimento).

E’ stupefacente osservare come questi disegni che si ottengono facendo vibrare normale acqua somiglino molto ad alcuni mandala Tibetani disegnati dai Monaci Buddisti e rappresentanti il centro dell’Universo e il percorso per giungere ad esso tramite una evoluzione spirituale.

In pratica si tratta di porre un recipiente con poca acqua sul fondo, sopra un normale altoparlante collegato ad un generatore di frequenze. Un generatore di frequenze è facilissimo da ottenere, basta un normale pc ed un software gratuito (licenza GPL) tipo Visual Analyser che si può liberamente scaricare da internet. L’uscita audio del PC deve essere collegata all’altoparlante dove sopra sarà poggiato il contenitore con poca acqua sul fondo.

Se cominciate a riprodurre alcune frequenze partendo da valori bassi (10 Hz) e salendo verso valori più alti, si potranno osservare i disegni geometrici che l’acqua compone e che diventeranno sempre più complessi man mano che la frequenza generata aumenta.

Adesso pensiamo che il nostro corpo è composto in massima parte da acqua e proviamo ad immaginare cosa succede quando ascoltiamo della musica composta da molte frequenze ed armoniche o ci sottoponiamo alle vibrazioni di una frequenza specifica che, durante l’esperimento, ha prodotto un disegno che ci è piaciuto particolarmente.

Bene, succedono delle cose particolari perchè l’acqua contenuta nostre cellule e in tutto il corpo, vibra componendo gli stessi disegni geometrici che abbiamo osservato durante l’esperimento ed è quindi lecito aspettarsi qualche forma di reazione a tale stimolo.

In base a questo principio è ben noto come anche nella vita intrauterina, il feto (che vive addirittura immerso in un liquido acquoso) risponde a stimoli sonori diversi che fondendosi con il ritmo del battito cardiaco materno, generano cambiamenti di umore e reazioni diverse secondo il tipo di musica indotta.

Ad esempio è dimostrato che in molti casi la musica di Beethoven e Brahms fa agitare il feto mentre quella di Mozart e Vivaldi, invece, lo tranquillizzano. Questo vale anche per gli animali, non è un mistero, infatti, che se facciamo ascoltare della musica rilassante a delle mucche queste produrranno più latte, e nelle stesse condizioni i polli faranno più uova.

I ricercatori sono riusciti ad associare ad alcune frequenze specifiche, precisi effetti benefici, come dire che la musica, ha un effetto di cambiamento positivo nella fisiologia e nella mente di ogni essere umano. Vediamo adesso quali sono le frequenze più note da ascoltare e a quali effetti benefici corrispondono:
74 HZ – Definita frequenza Fondamentale che genera calma interiore ed effetti spirituali individuali
285 HZ – Aumenta ed amplifica la cognizione quantica
396 HZ – Libera dal senso di colpa e dall’ ansia
417 HZ – Induce ottimismo nei confronti di un cambiamento, e rilascia le tensioni del passato
528 HZ – Riparazione e armonizzazione DNA (processo molto importante) detta anche frequenza della vita
639 HZ – Apertura e connessione verso i rapporti umani
741 HZ – Stimola il risveglio interiore
852 HZ – Ritorno all’ordine spirituale
936 HZ – Attivazione della ghiandola pineale
963 HZ – Effetti spirituali individuali

Le frequenze citate vanno ascoltate senza cuffie, con normali altoparlanti utilizzando il generatore di frequenze che abbiamo usato in precedenza, a volume moderato, quanto basta per avvertire piccole vibrazioni di risonanza all’interno del corpo e per non più di 20 minuti o meno se si supera la soglia del fastidio. La ricerca in questo campo appartiene ad una nuova scienza chiamata Cimatica.

Scienziati di molti centri di ricerca stanno scoprendo che i suoni, le onde e la luce, sono strumenti basilari che in un futuro prossimo ci permetteranno guarigioni straordinarie e il raggiungimento di stati di benessere profondo. Alcune frequenze infine, si ricollegano alle leggi sulla creazione universale attraverso la fisica quantistica

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