Cesenatico 2018 Parole di Luce

cesenatico 2018 Parole di Luce

cesenatico2018

 

E così la 10ª edizione del convegno nazionale di Medianita “Parole di Luce” è giunta al termine. Una preparazione lunga un anno per tre giorni che sono stati veramente straordinari. Non tanto per quanto io abbia lavorato per questa organizzazione, ma per la disponibilità, umanità, sensibilità, armonia di tutti i relatori presenti.
È difficile trovare parole che non siano banali in questi casi. Quando organizzo il convegno, lo faccio pensando di proporre ciò che a me piace, ciò che mi sta a cuore. Questo vale soprattutto per le persone che invito a relazionare.... Un cammino lungo un anno che ha veramente portato una grande serenità in tutto il pubblico presente, e parliamo di 200 e oltre persone. Ognuno con la sua storia, con il suo travaglio, con il suo dolore, con la propria speranza, con il proprio cuore. Le relazioni sì sono snodate con grande delicatezza e tanto devo veramente a tutti voi relatori che avete saputo cogliere i sentimenti del momento e snodare il sentiero Spirituale con grande umiltà e sintonia.
Con Amore. La musica poi di Antonio Onorato ha suggellato questi intimi istanti, e le letture profonde di Enzo De Caro hanno scavato nell’Anima... Facendo emergere le emozioni più profonde.
Per non parlare della serata dedicata a Chopin!
Vi ringrazio profondamente per la fiducia accordata alla sottoscritta e per aver reso questo convegno unico e speciale. Ringrazio con tutto il cuore il pubblico presente, che ci ha accolto e ha condiviso questi tre giorni con partecipazione emotiva non indifferente.
Ma soprattutto ringrazio il Mondo dello Spirito che si è fatto presente costantemente... in ogni istante...
In ogni circostanza, in ogni angolo buio, profondo del nostro essere, del nostro dolore. Ha illuminato il nostro abisso!
Ci ha condotto per mano sulla strada della speranza. Penso e ripenso a questi giorni e mi sento profondamente ricca per tutto quanto mi è stato insegnato.
Perché non si finisce mai di imparare quando si percorre la via verso l’Infinito.....

Barbara Amadori

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Smettere di Fumare

Smettere di fumare si può, con l’ipnosi.  L’antica pratica, applicata oggi anche alla lotta al tabagismo, riporta risultati concreti e convincenti: 8 casi su 10 abbandonano le sigarette definitivamente. 

L’ ipnosi per smettere di fumare permette di agire sulla psiche, senza che il soggetto debba assumere nulla.

La tecnica vanta ormai una solida letteratura scientifica ed è molto diffusa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove ha preso piede fra i metodi per dire addio al fumo con un tasso di successo dell’80%, secondo i più accreditati studi scientifici condotti.

In Italia ignoranza e scetticismo hanno frenato l’uso di questo rimedio miracoloso.

Inutile sottoporsi all’ipnosi se non si riesce a pronunciare prima una frase ad alta voce: “Voglio smettere“. Sembra una banalità, ma, secondo gli specialisti, chi non vuole realmente smettere di fumare non riesce neanche a dirlo.

Durante l’ipnosi non si è incoscienti ma soltanto estremamente rilassati grazie a particolari tecniche verbali. L’ipnosi riesce a parlare con la mente sub-cosciente dove risiede l’abitudine del fumo ed a inserire una nuova abitudine che è appunto quella del non fumare.

Ecco, in estrema sintesi, cosa avviene con l’ipnosi. Semplice ed indolore. Forse troppo semplice per essere accettata da chi realmente non vuole lasciare le bionde.

Per ottenere il risultato bastano dalle 4 alle 6 sedute. Nella prima seduta si dissuade il fumatore in due fasi: la prima per creare un rifiuto della sigaretta, la seconda per creare il ricordo di una situazione gradevole legata al non aver più toccato una sigaretta. Si creano falsi ricordi, scenari immaginari, sensazioni positive e si lasciano nella mente

La seconda seduta,, è sicuramente più complessa, ma ha la funzione di eradicare il bisogno meccanico anche solo delle due/tre sigarette al giorno.

Poi le successive sedute servono a consolidare e monitorare i risultati.

Ogni seduta dura un’ora, la tecnica non ha gli effetti collaterali classici comeingrassare. Durante i primi giorni si avvertirà un leggero nervosismo da astinenza da nicotina, ma sono fastidi e non veri problemi.

Magia? No, scienza esatta utilizzata persino per il parto senza anestesia: credete che soffrireste più di una partoriente? No.

E dall’indomani, 150 euro in più al mese nel portafogli e dieci anni di vita in più da vivere. 

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Esistono gli Angeli ?

Con questo articolo intendo umilmente introdurre alcuni concetti di base relativi alla umanizzazione che le menti producono, in relazione a “necessità” psichiche di proiezione e concretizzazione. L’argomento riguarda il bene e il male che da sempre sono iconografati attraverso figure idealizzate chiamate angeli e demoni, che per definizione, lottano tra di loro ciascuno per il proprio tornaconto. La umanizzazione di queste figure diventa fin troppo evidente quando trasferiamo su di esse una gerarchizzazione che si riflette su piani operativi ed evolutivi. Gli angeli diventano arcangeli, serafini, cherubini ecc ecc e i demoni diventano diavoli, larve, spiriti bassi, satana e lucifero, dove il capo satana in qualche modo li contiene tutti quanti. La creazione di gerarchie è una tendenza nettamente umana e non può in alcun modo riflettersi nel mondo spirituale dove il principio è unario e converge, anzi, nella assoluta eguaglianza e nell’amore incondizionato che annulla ogni disparità. Dal punto di vista psicologico, la gerarchizzazione angelica serve esclusivamente a creare classi di merito tra medium e canalizzatori i quali affermando di dialogare, o di ricevere, con angeli e simili, piuttosto che con entità “normali” potenziano il loro EGO a dismisura e cercano di farsi strada in un ambiente di nicchia dove pochi possono accedere. Prima di diventare impopolare, voglio precisare che credo molto nelle entità energetiche multidimensionali (è più facile chiamarli angeli ?) e credo anche che l’energia che esse rappresentano nella matrice quantica, sia davvero al di sopra delle nostre capacità intuitive e cognitive e dunque la risorsa della umanizzazione, oltre ad essere una necessità psichica, una sorta di nevrosi dalla genesi inconsapevole, è anche uno strumento dell’EGO nella fase competitiva della personalità. Credo anche che ci siano delle persone che più di altre hanno capacità di elevazione in frequenza e dunque di canalizzazione dimensionale; la sola cosa in cui non credo, e da cui mi tengo lontano, è proprio quella della distinzione e gerarchizzazione delle Entità e dell’Energia, concetti veramente insostenibili per scienza e coerenza spirituale. Dunque gli angeli non esistono. O almeno non sono assolutamente ciò che si pensa che siano. Tutto ciò che è relativo agli angeli è partito da una rappresentazione dei livelli di consapevolezza (umani e solo umani) per mezzo di una simbologia angelica che è nata molto, molto tempo fa e oggi viene “usata” a volte anche senza ritegno, per elevarsi rispetto alla massa. Nel panorama spirituale, dunque, da ritenersi uno spazio sacro, ci sono molti soggetti che hanno fatto fortune anche economiche con la simbolizzazione angelica. Persone che hanno creato “linguaggi”, regole e comportamenti sicuramente non coerenti con quello che divulgano. Agli angeli viene dato un nome e una missione, un compito come se fossero Umani. Agli angeli viene assegnato anche un ruolo da incarnati e una presenza consapevole tra di noi, nel qui e ora, proprio a sottolineare la assoluta “necessità” di un contatto anche materiale con questa fumosa realtà dai contenuti egoici. Infine vorrei invitare a leggere il libro di Enoch; Il libro di Enoch è un testo aprocrifo o pseudoapocrifo della Bibbia in quanto fu riconosciuto come non canonico dalla Chiesa cattolica e come tale non inserito nella bibbia che conosciamo. Il libro di Enoch viene citato da molti autori classici e paleocristiani, perlomeno fino all’undicesimo secolo. Poi scompare, fino a che venne citato da Pico della Mirandola che nei suoi studi di diritto canonico ne aveva consultato una versione greca a Bologna. In questo libro, ad esempio la parola angelo viene usata per indicare una volontà collettiva per mezzo della quale il Piano Divino si realizza liberamente e spontaneamente attraverso tutti coloro che sono continuamente collegati in coscienza con la Presenza Divina, diventandone un veicolo. È solo la nostra tendenza ad antropomorfizzare (a dare forma umana) le cose che ci porta a vedere degli esseri o delle entità lì dove ci sono solo “cose” o situazioni; se non avessimo la tendenza a dare forma umana, allora ci sarebbe molto più semplice comprendere che un angelo non è una entità che sta lì e che vede e modifica i destini umani. Senza questa “tendenza” (che è il risultato di modificazioni a cui sono stati sottoposti gli esseri e quelli delle religioni lo sanno e sanno come pilotare ciò a loro vantaggio), non sarebbe molto semplice convincerci che un angelo è una entità e sarebbe facile per noi comprendere e sperimentare facilmente che non esiste alcun angelo umanizzato, ma che gli angeli sono, a volte, semplici uomini con un grande cuore connessi con l’Universo Divino. Infine, e concludo, la definizione di angelo coincide con un archetipo separativo, una sorta di visione psichica della realtà: infatti se voglio descrivere le qualità di un soggetto, ad esempio, elencando una serie di attività con una costellazione di aggettivi positivi, posso usare una sola parola come di solito facciamo, “è un angelo”. Tale concetto racchiude e sintetizza, per mezzo dell’archetipo, ogni qualità positiva che può essere messa in atto oppure esternata a fin di bene.

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Cimatica

 Da principio era la Parola....e la Parola era Dio...senza di essa nessuna cosa è stata fatta...

                                               Vangelo di Giovanni

Il fatto che l’orecchio umano, per lo più non senta molti suoni, la dice lunga sull’apparenza di questo mondo quadridimensionale. Siamo dei sordi in uno spazio cantante, zeppo d’ogni tipo di vibrazioni.

Certe cattedrali e templi sarebbero stati costruiti con il proposito di amplificare queste onde, agendo come cassa acustica delle vibrazioni umane, secondo delle proporzioni geometriche e matematiche collegate direttamente alle proporzioni musicali. Gli studiosi vedici dell’antica India e i filosofi della scuola di Pitagora consideravano tutte le forme fisiche come manifestazioni del suono: per loro le proporzioni relative ai suoni musicali corrispondevano alle proporzioni fisiche delle forme in natura e nell’architettura umana. Nel 1815 il matematico americano N. Bowdich incominciò a studiare i disegni creati dall’intersezione di due curve sinusoidali i cui assi sono perpendicolari gli uni agli altri, alcune volte chiamate “curve di Bowdich   “, più spesso “figure di Lissajous” dopo che quest’ultimo fece le stesse indagini indipendentemente da Bowdich. Entrambi conclusero che la condizione affinché  questi  disegni fossero  creati  era che le oscillazioni  per secondo di entrambe le curve doveva corrispondere ad un rapporto del tipo 1:1, 1:2, 1:3 e così via. e questi esperiementi che divennero via via sempre più numerosi conducevano sempre di più allo strabiliante risultato che il suono ha potere di cambiare la materia. Se cambia la frequenza o l’ampiezza anche i modelli cambiano. Aumentando la frequenza la complessità dei disegni aumenta ed il numero degli elementi diventa più grande. D’altro canto, aumentando l’ampiezza, il moto diventa più rapido e turbolento così da creare piccole eruzioni, tali che il materiale fosse lanciato in aria. Le forme ed i disegni che apparivano dipendevano dalla frequenza, dall’ampiezza e dalle caratteristiche del materiale.

Con l’aiuto di polvere di ferro, mercurio, liquidi viscosi e gas si possono visualizzare gli effetti tridimensionali delle vibrazioni. Un altro fatto davvero straordinario è che Quando venivano pronunciate le vocali delle vecchie lingue quali l’ebraico ed il sanscrito, il suono assumeva le forme dei simboli scritti di quelle vocali. ciò non succede con le lingue moderne. Com’è possibile? C’è una qualche relazione con il concetto di “Sacre lingue” con cui entrambe le lingue sono qualche volta chiamate? Quali qualità posseggono queste sacre lingue, fra cui anche il tibetano,l’egiziano ed il cinese?

La letteratura e le sacre scritture degli antichi popoli e di tutte le grandi religioni stanno a testimoniare dell’efficacia del suono nel produrre tutto ciò che è tangibile e visibile. Da millenni, ad esempio, gli indù, e non solo essi, possiedono dei diagrammi chiamati YANTRA.

Uno yantra è qualsiasi forma, in questo caso eminentementegeometrica, sopra la quale ogni corpo è costituito. In altri termini la base di ogni corpo, la base di ogni figura naturale, di ogni fiore, di ogni stella è riducibile essenzialmente ad una figura geometrica, attorno alla quale si costituiscono le figure. In India la base geometrica che sottostà alla forma viene chiamata, come abbiamo detto, yantra.

Per esempio, un triangolo è uno yantra; fiori e petali disposti in un certo modo per un dato tipo di rituale formano uno yantra; la doppia stella è uno yantra; la croce è uno yantra.

Tutte queste forme sono considerate essenze, non figure di per sé. Una forma che viene costruita è considerata come l’essenza di un qualcosa di vivo, rappresenta un essere, la natura di un essere, il suo nucleo. Lecostruzioni dei templi delle più diverse architetture sono fatte sulla base degli yantras. Anche in Europa si seguiva lo stesso concetto: la forma a croce, la forma latina, altre forme circolari sono tutte yantras che stanno identificando un’essenza.

Per l’India antica uno yantra è una cosa molto importante, fondamentale; talmente importante che, come si è scoperto già da molto tempo, èlegato al mantra. Mantra e yantra sono una stessa cosa, uno udibile, l’altro visibile.

Questo fatto, per millenni, è stato sostenuto dai veggenti, dai rishi, dagli yogi. Pochi anni fa fu confermato da un esperimento concernente uno dei principali yantras, chiamato lo sri yantra , il quale è formato da una quantità di triangoli , uno dentro l’altro che creano una sensazione di spazio infinito.

Questo yantra è legato direttamente alla famosa sillaba OM e perciò viene considerato il più elevato degli yantras. Om infatti è considerata la sillaba principale, la sillaba essenziale o il suono di tutte le cose, il suono dell’Universo, il suono che permea tutto, la base del nostro parlare. Qualche anno fa un gruppo di signori prova ad emettere l’Om con materiali vibranti, e ne viene fuori lo sri yantra perfetto nelle forme. Non emesso più l’Om , lo sri yantra scompare; quando viene nuovamente emesso, il medesimo yantra, perfetto, viene ricreato con la voce, ricreato per mezzo di quei materiali sempre in rapporto con la vibrazione.

Logicamente ci sono anche i rapporti di volume, di intensità, indi si vede come la forma viene mantenuta; e, se non viene mantenuta , quali sono le condizioni necessarie per ottenere quel risultato. Lo stesso può verificarsi con altre vibrazioni o con delle musiche, e ne vengono fuori forme veramente incredibili…. Ma ci deve essere sempre un rapporto preciso tra la frequenza, l’intensità ed i materiali.

74 HZ - Definita frequenza Fondamentale che genera calma interiore ed effetti spirituali individuali
285 HZ - Aumenta ed amplifica la cognizione quantica
396 HZ - Libera dal senso di colpa e dall' ansia
417 HZ - Induce ottimismo nei confronti di un cambiamento, e rilascia le tensioni del passato
528 HZ - Riparazione e armonizzazione DNA (processo molto importante) detta anche frequenza della vita
639 HZ - Apertura e connessione verso i rapporti umani
741 HZ - Stimola il risveglio interiore
852 HZ - Ritorno all'ordine spirituale
936 HZ - Attivazione della ghiandola pineale
963 HZ - Effetti spirituali individuali

“ogni pensiero umano, ogni emozione, ogni percezione e ogni bisogno potrebbero essere soggiogati, attraverso stimolazioni elettriche e frequenziali del cervello”.

 

Suoni Personali Cabalistici

E' certamente un errore l’abbinamento automatico tra suoni, colori e chakra, poiché si dimentica che ognuno di noi nasce con un suono fondamentale e che questo suono varia da persona a persona. Esso si configura come l’individualità sonora di ogni essere vivente. Il tono individuale costituisce la risonanza interiore della nostra matrice spirituale. Esso serve, come le impronte digitali o il timbro vocale, ad individuare l’identità energetica che muove noi tutti. Se noi accettassimo un siffatto modo di procedere uniformato, non potremmo più criticare la standardizzazione della medicina ufficiale che applica gli stessi farmaci a qualsiasi paziente, ben sapendo che un rimedio che funziona con uno può essere mortale con l’altro. Dunque è ora di smetterla di applicare sempre gli stessi abbinamenti fra Colore, nota e chakra. Ognuno di noi ha un suono di riferimento differente, dal quale iniziare le meditazioni. Perciò l’aspetto più difficoltoso è l’individuazione della frequenza personale per ogni forma di attivazione. Ma prima ancora ci sono tre stadi preparatori, senza i quali nessun fine potrà essere raggiunto. «se riarmonizzi te stesso puoi armonizzare tutto il resto e – inoltre – abbeverarti alla “Fonte Energetica Universale” e vagare nei vari universi paralleli».

Su tale argomento si innesteranno considerazioni di ordine esoterico, tendenti a creare una disposizione d’animo propizia per realizzare una emissione che risvegli i livelli di coscienza superiori. La medicina vibrazionale ha ormai sempre più dimostrato che la disarmonia dei corpi eterici si trasferisce a livello fisico. Lo squilibrio dell’organismo o Diskrasia è, pertanto, l’ultima fase di una mancanza di scambio vitale con l’infinita energia cosmica attraverso i Chakra. I “Vortici energetici” possono essere riattivati proprio mediante una buona emissione che riarmonizzi lo scompenso, la mancanza di comunicazione e la paura indotta da una società malvagia e violenta. Nel culto sciamanico, le “Vie dei Canti” strutturano una interrelazione globale, che collega molti popoli, molte tribù e molti territori. Nella civiltà aborigena, si parla in tal senso di “Vie di Canto” che risuonano sia nella terra, sia nel cielo, ed anche nelle acque. Esse sono delle vere e proprie griglie geomagnetiche (oggi chiamate di Hartman che l’officiante percepisce con la forza interiore della sua saggezza. Al riguardo, si predisponevano addirittura delle vere e proprie migrazioni che seguivano questi tracciati. Come nel caso dei Bardi-Celti, la serie di melodie può arrivare fino a 300, e ogni canto riguarda uno specifico luogo geografico e le azioni di uno spirito antenato.

Come nella mitologia nordica o boreale, la Madre Terra è la cassa di risonanza che custodisce i “Canti di Sogno”. L’abilità di auscultarli è propria dell’officiante-musicista, che è in grado di riprodurli ed insegnarli agli altri membri della comunità.

Ma nella società contemporanea i “Canti di Sogno” stanno per essere distrutti da un progetto di Controllo Globale, mediante l’emissione di onde VLF o ULF (Very low frequencies e Frequenze ultra basse). è opportuno fare una digressione sulle ultime scoperte circa le onde emesse dal nostro cervello. Esse oscillano sensibilmente dalla fase di sonno profondo o condizione comatosa (circa 0,5-3 Hz chiamate onde delta, δ), alla trance, ipnosi e sogno (3-7 Hz, definite onde teta, θ).

Dalla nostra mente si sprigionano, d’altro canto, le onde alfa (α, 7-12 Hz) quando siamo nel dormiveglia (immediatamente dopo esserci svegliati) o in una condizione meditativa leggera, mentre s’inseriscono quelle beta (β, 13-33 Hz), allorché ci troviamo nello stato d’attenzione o siamo impegnati nella risoluzione di problemi e attività cognitive.

Infine vi sono le onde gamma (γ, 34-60 Hz). Queste sono preposte a collegare tempo e spazio a livello neuronale e ad interrelare, su più livelli di senso, la realtà in quanto interpretazione complessiva (memoria e coscienza).

Attivazioni

La tecnica utilizzata per le attivazioni è un connubio fra la tradizione filosofica orientale, le metodologie sciamaniche di guarigione, la dottrina matematico-musicale di Pitagora, la medicina vibrazionale e le tecniche di emissione occidentali. Il nostro fine non consiste nel riscoprire la tradizione tibetana o quella difonica mongola, giacché la nostra non è un’operazione etnomusicologica. Infatti, le prerogative che sottendono il nostro modo di fare attivazioni fisiologiche si basa sulle conoscenze scientifiche occidentali, il cui scopo è l’emissione naturale e senza alcuno sforzo di tutta la serie di suoni multipli di una frequenza base, ossia il suono fondamentale che di solito viene tenuto fisso. Il suono contiene in sé i rapporti armonici universali che rigenerano i corpi eterici, che, a loro volta, informano di sé il corpo fisico. La disarmonia è pertanto il prodotto di uno squilibrio che riguarda i livelli sottili. La capacità informante del suono è ormai un dato di fatto provato anche dalla fisica sperimentale e, soprattutto, dalla medicina vibrazionale. È ormai assodato che la malattia fisica è la proiezione ortogonale di uno squilibrio energetico che ha investito i livelli vibrazionali superiori. La materia che costituisce il nostro organismo è una vibrazione più lenta, poiché nel nostro universo ogni cosa canta con una determinata frequenza. L’universo è pertanto una rete infinita di vortici sonori, di cui solo una minima parte viene interpretata in immagine coerente dai nostri cinque sensi e dal sistema vibratorio cerebrale. Tutto ciò che noi percepiamo è solo un simbolo tridimensionale di una molteplicità oscillante che contiene in sé qualsiasi sinfonia possibile. Identica sfera generatrice, stessa trasmissione, ma una moltitudine infinita di risonanze, armoniche, suoni sommatori e differenziali, che cagionano l’estrema variabilità dei molti mondi. Solo la musica contiene in sé i parametri adeguati per una giusta lettura e comprensione di un Cosmo, paragonabile ad un’immensa cassa armonica, dove gli oggetti visibili e le loro microstrutture sono multipli o sottomultipli del Suono-Luce “originario”. In tale prospettiva, l’arte dei suoni può essere considerata come un sistema organizzato di vibrazioni. Il tono singolo ne costituisce l’unità di misura. Quando una nota vibra, presenta delle frequenze concomitanti che le conferiscono il colore specifico. La luce bianca contiene - al suo interno - tutti gli altri colori. Detto diversamente, i vari colori, uniti insieme, costituiscono la luce bianca. Questa è quindi la Matrix di un mondo notevolmente più complesso. I sensi umani avvertono sempre la risultante di una manifestazione più ricca e diversificata. Siamo cellule di un organismo immenso che vedono solo altri elementi singoli e non l’intera struttura. Di un oceano percepiamo la superficie, ma non gli abissi (sottoarmoniche). Di una montagna osserviamo i costoni di roccia, ma non la sua costituzione atomica (sovramoniche). In definitiva, la straordinaria varietà delle armoniche compone la nota singola. Le armoniche o suoni parziali costituiscono, pertanto, l’aspetto verticale dell’evento fonico. Le subarmoniche sono la metafora dell’immergersi dalla superficie di un oceano verso i suoi abissi. Viceversa, le sovrarmoniche rappresentano il simbolo dell’ascendere dalla base della montagna fino alle sue vette più elevate:

RIFERIMENTI Pratici

CIMATICA E FISICA QUANTISTICA

C’è una similitudine tra le figure cimatiche e le particelle quantiche. In entrambi i casi, la forma solida che appare è un’ONDA.

Esse sono entrambe create e simultaneamente organizzate dal principio della pulsazione. Questo è il grande mistero del suono, non c’è solidità;una forma che appare solida è realmente creata da VIBRAZIONI SOTTOSTANTI.

Secondo la Meccanica Quantistica, la materia non è mai inerte, ma è costantemente in uno stato di moto. A livello macroscopico, gli oggetti materiali che ci circondano sembrano passivi ed inerti, ma quando ingrandiamo un frammento apparentemente  morto, di pietra o di metallo, vediamo che pullula di attività.

In un tentativo di spiegare l’unità in questo dualismo tra onde e forma, i fisici hanno sviluppato la teoria del CAMPO QUANTICO, in cui il campo quantico o, nella nostra terminologia, la vibrazione è conosciuta come unica realtà.

La particella o forma, l’onda o il moto sono solo due manifestazioni polari della stessa realtà. A livello atomico, la materia ha un aspetto duale: si manifesta come particella o come onda. L’aspetto che essa presenta dipende dalla situazione. In alcuni casi prevale l’aspetto corpuscolare, in altri quello ondulatorio; e questa natura duale è tipica anche della luce e di tutte le altre radiazioni elettromagnetiche.

Secondo il principio di indeterminazione di Heisenberg, non possiamo mai dire  che una particella atomica esiste in un dato punto, né che non esiste.

La probabilità, è un aspetto fondamentale della realtà atomica nella nuova fisica. Un altro aspetto decisivo e fondamentale della nuova fisica, di cui il dott. Jenny  ne intuiva l’importanza, è che l’osservatore umano non è necessario solo per osservare le proprietà di un oggetto, ma è necessario anche per determinare queste proprietà.

Nella fisica atomica, non possiamo parlare delle proprietà dell’oggetto in quanto tali: esse hanno un significato solo nel contesto dell’interazione dell’oggetto con l’osservatore. Come dice Heisenberg, “ ciò che osserviamo non è la natura in se stessa, ma la natura esposta ai nostri metodi di indagine”.

Lo scienziato non può dunque, assumere il ruolo di osservatore distaccato e obiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti che osserva. L’uomo della valle dell'Indo, o dell'Antico Egitto di cui abbiamo parlato nel primo capitolo, ed i mistici di tutti i tempi, sapevano  questo, o meglio lo intuivano. Ecco che la scienza moderna, la Meccanica Quantistica  intendo, è perfettamente in linea con la Saggezza Antica.

Il concetto di partecipatore è così fondamentale nella visione orientale del mondo, nello Yoga ed in particolare nella filosofia del Vedanta, tanto che i mistici dell’India lo hanno spinto fino alle sue estreme conseguenze, al  punto che  l’osservatore e l’osservato, soggetto e oggetto, non solo sono inseparabili ma diventano anche indistinguibili.

IL CANTO DEL PIANETA

 Si definisce Griglia di Ernest Hartmann un insieme di linee elettromagnetiche che percorrono, invisibili, l’intero nostro pianeta, secondo le due direzioni, stabilite dai quattro punti cardinali (Nord-Sud ed Est-Ovest). Incrociandosi in maniera perpendicolare l’una all’altra, generano una vera e propria Rete elettromagnetica, che influisce notevolmente sul nostro corpo e sulle sue funzioni biologiche, nonché sui cicli circadiani (appetito, sonno, sesso, euforia o depressione, benessere o malessere, forza o stanchezza...). Tali linee distano tra loro nel senso Nord-Sud (2 metri), e nel senso Est-Ovest 2 metri e mezzo. Esse stesse sono poi larghe 21 cm. Siccome infiniti fili collegano tutto ciò che esiste, uno squilibrio del Campo geomagnetico e della ionosfera, nonché della Risonanza Schumann della Terra, che pulsa a 7,8 Hz, causerà ogni malattia, prima alla Madre Universale e poi ai nostri organismi. Al riguardo, circolano delle voci veramente allarmanti, segno di una stupidità che sta contagiando gran parte dei propugnatori di una Nuova Era. Non è affatto vero che la Frequenza Schumann si stia innalzando, come segno di una consapevolezza superiore che starebbe nascendo in seno alla Coscienza Universale. La stanno volutamente elevando per impedirci di sognare, di essere creativi, di assumere una conoscenza cosmica. Altro che “salto quantico”, che in realtà è un imprigionamento della mente e dello spirito umani nella dittatura globale che si sta preparando con l’ausilio delle armi frequenziali.

Non dimentichiamo che dal punto di vista della Fisica Vibrazionale, tutti i processi biologici dipendono dalle interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali. Tanto per intenderci, la sfera terrestre è una cavità echeggiante al pari di una cassa armonica, tipica degli strumenti musicali. Non a caso, il nostro pianeta canta una nota particolare, denominata Frequenza Schumann. Il prof. W. O. Schumann fu uno dei maggiori ricercatori delle fonti energetiche alternative e pulite, durante il periodo nazista. Era direttore di Fisica al Politecnico di Monaco di Baviera e contribuì a calcolare le frequenze di risonanza dellacavità Terra-Ionosfera. Fissò tale onda stazionaria predominante a 7,83 Hz. Quando illustrò di fronte a Hitler il suo programma utopico per i motori antigravitazionali ad implosione, così si espresse nel discorso finale: “Ogni tecnologia basata sull’Esplosione o sulla Combustione deve considerarsi satanica. La prossima Era Nuova sarà l’Era di una nuova tecnologia positiva e sacra!”. Come nel caso di Nicola Tesla, Viktor Schauberger, Wilhelm Reich, Henri Coanda, la previsione di Schumann non si è purtroppo avverata, e l’inquinamento massiccio della Terra è oggi tragicamente attuale. Nel 1952, la frequenza della Terra è stata perfettamente calcolata in 7,83 Hz, un infrasuono che si situa all’ottava inferiore della capacità uditiva dell’uomo. Pensate che qualsiasi attività umana organica e vitale (pensiero, pulsazione cardiaca, sentimento d’amore, immaginazione...) pulsa in risonanza con tale Suono Madre. La nostra stessa salute dipende dall’accordo con siffatto tono.

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Ghiandola Pineale – Epifisi

La ghiandola pineale — o epìfisi — è una ghiandola endocrina del cervello dei vertebrati. Essa sporge all'estremità posteriore del terzo ventricolo e appartiene all'epitalamo. È collegata mediante alcuni fasci nervosi pari e simmetrici (peduncoli epifisari) alle circostanti parti nervose. ↵Le sue cellule, dette pinealociti, producono la melatonina che regola il ritmo circadiano sonno-veglia[1], reagendo alla poca luce ed influisce sulle attività delle ovaie. Attua talvolta a secernere etanolo nel corpo umano La ghiandola è nota fin dall'era antica e si caratterizza per la sua calcificazione in età matura. Le sue dimensioni sono di circa un centimetro di lunghezza per mezzo di larghezza, e il suo peso si aggira intorno al mezzo grammo. L'influenza di tale ghiandola sul ritmo circadiano ha trovato conferma nell'osservazione della reazione dell'organismo dopo un volo transcontinentale: l'organismo stesso necessita di un certo tempo per adeguarsi al nuovo ritmo luce-buio nel corso delle 24 ore (fenomeno definito jet lag o discronia circadiana) e la durata del periodo di adattamento è sensibilmente ridotta a seguito di assunzione orale di melatonina. La melatonina è una sostanza prodotta dai pinealociti a partire dal neurotrasmettitore serotonina (5-idrossi-triptamina) per N-acetilazione e ossi-metilazione, in virtù del fatto che tali cellule contengono l'enzima idrossi-indolo-ossi metil transferasi (HIOMT), enzima marker dell'epifisi. La ghiandola pineale si trova a stretto contatto con il liquido cefalorachidiano. Per spiegare la presenza degli ormoni pineali nel plasma e nelle urine è stata ipotizzata una secrezione pineale anche a livello vascolare. La sede principale di azione della melatonina è nel cervello, ma può agire direttamente anche sulla ghiandola ipofisaria e su altri organi periferici. Anche i livelli liquorali, ematici e urinari della melatonina variano in relazione alla luminosità ambientale con picchi nelle ore in cui quest'ultima è scarsa. La prima descrizione e le prime speculazioni sulla ghiandola pineale si trovano nei voluminosi scritti di Galeno, che trattò la ghiandola pineale nel suo De usu partium. In esso Galeno spiega che la ghiandola deve il suo nome alla sua somiglianza, per forma e dimensioni, a un pinolo. La chiamò ghiandola a causa del suo aspetto ed equiparò la sua funzione a quella delle altre ghiandole del corpo, che nella sua concezione servivano principalmente come sostegno ai vasi sanguigni. Galeno si oppose fermamente a una concezione all'epoca diffusa secondo la quale la ghiandola pineale regola il flusso di spirito, sostanza vaporosa di cui si riteneva fossero pieni i ventricoli cerebrali. Galeno rifiutò questa idea innanzitutto perché la ghiandola pineale è attaccata all'esterno del cervello e non può muoversi autonomamente e, quindi, non avrebbe potuto orientare il flusso di spirito nei ventricoli dell'encefalo. Egli, infatti, sostenne che il verme cerebellare (la parte mediana del cervelletto) fosse più qualificato a svolgere tale funzione. Più tardi le teorie di Galeno furono riprese per espanderle o talora modificarle. Nemesio di Emesa, per esempio, le ampliò aggiungendovi l'idea della localizzazione ventricolare, secondo la quale a ogni parte del cervello corrisponde una diversa facoltà: al ventricolo anteriore l'immaginazione, al ventricolo mediano la ragione e a quello posteriore la memoria. Tale teoria rimase in voga fino alla metà del XVI secolo. Ghiandola pineale come sede dell’anima Fu in particolare Cartesio, filosofo francese del XVII secolo, a dare un rilievo maggiore e possiamo dire "metafisico" alla ghiandola pineale. Descrisse infatti in alcuni sui trattati la ghiandola pineale come la sede principale dell’animo umano. Cartesio sostanzialmente pose l'attenzione sul fatto che questa piccola zona del cervello è l’unica a non avere un duplicato. Tutte le diverse componenti di questo organo hanno infatti una parte sinistra e una destra, tranne appunto la ghiandola pineale. Sarebbe questa caratteristica a renderla unica e speciale, da ciò Cartesio ipotizzò che proprio questo luogo fosse quello deputato alla centralizzazione di tutte le informazioni e, essendo l’unica parte solida del cervello, in questa ghiandola fosse anche la sede del pensiero. Ghiandola pineale e terzo occhio La ghiandola pineale corrisponde a quello che in certe tradizioni religiose o mistiche viene chiamato terzo occhio o sesto chakra la cui posizione è in mezzo alle sopracciglia. La conoscenza della ghiandola pineale e delle sue potenzialità metafisiche si hanno fin dai tempi remoti, già gli egizi ad esempio raffiguravano questa piccola parte del nostro corpo come un occhio (la sua forma assomiglia proprio a quella di un occhio se vista di lato). Il terzo occhio secondo la tradizione è fondamentale in quanto si tratterebbe di una zona quasi sempre inutilizzata del cervello che sarebbe invece fondamentale imparare ad attivare ed usare al meglio. Esso avrebbe infatti la capacità di vedere cose che non “appaiono” agli altri due occhi, ovvero percepire frequenze del mondo spirituale ed essere in grado di migliorare la propria intuizione su se stessi e gli altri, soprattutto di notte attraverso i sogni quando la ghiandola pineale è più attiva. La ghiandola pineale produce infatti anche la dimetiltriptamina (DMT), una sostanza psichedelica capace di produrre effetti molto particolari sulla nostra percezione delle cose dilatando lo spazio e il tempo. Tutto questo è possibile soprattutto durante la fase REM del sonno. Ghiandola pineale e Santo Graal Sicuramente una delle credenze più affascinanti legate alla ghiandola pineale è quella che la associa al Santo Graal. Il calice utilizzato da Gesù nell’ultima cena assomiglierebbe infatti proprio alla forma di questa ghiandola che, se vista di fronte, può sembrare un cono rovesciato. Come il Santo Graal sarebbe stato utilizzato per raccogliere il sangue di Gesù crocifisso (essere che nella tradizione cristiana è come sappiamo considerato immortale e illuminato) così la ghiandola pineale raccoglierebbe la melatonina, un vero e proprio liquido dell’immortalità (non a caso tra le caratteristiche di questa sostanza vi è il suo potere antiossidante e dunque anti invecchiamento). Atrofizzazione della ghiandola pineale Se non si seguono buone abitudini e non si allena il terzo occhio, attraverso la meditazione, lo yoga o altre pratiche, si arriva gradualmente con l’età all’atrofizzazione della ghiandola pineale una condizione che in anzianità porta fisiologicamente a ridurre le ore di sonno o soffrire di insonnia mentre a livello spirituale si perdono quelle capacità che possiamo definire “extrasensoriali” di maggiore comprensione di se stessi, degli altri, del mondo che ci circonda e di tutto ciò che non possiamo vedere con gli occhi fisici. Sembra poi che il fluoruro sia una sostanza che si accumula frequentemente nella ghiandola pineale piuttosto che altrove nel corpo generando a lungo termine una possibile calcificazione dovuta alla formazione di cristalli di fosfato. Piano piano dunque si inizia a produrre sempre meno melatonina. Per questo c’è chi consiglia di eliminare questa sostanza dalla propria quotidianità il più possibile, evitando ad esempio dentifrici che lo contengono e scegliendo acqua a basso residuo fisso. inoltre la calcificazione della ghiandola pineale sia un mezzo con il quale si possano “addormentare le coscienze” e dunque manipolare le masse. Ghiandola pineale e dispositivi elettronici Come abbiamo detto, di notte la ghiandola pineale produce la melatonina, un ormone fondamentale nel regolare il ritmo sonno-veglia. Per favorire al meglio la sua produzione occorre il buio, anche una luce soffusa infatti va a rallentare la produzione di melatonina. E’ per questo che utilizzare la sera telefonini, tablet oppure guardare le televisione è altamente sconsigliato. Tutti questi dispositivi andrebbero spenti almeno 2 ore prima di andare a dormire. Problemi moderni con la ghiandola pineale. La calcificazione è il problema più grande per la ghiandola pineale. Il fluoruro si accumula nella ghiandola pineale più di qualsiasi altro organo e porta alla formazione di cristalli di fosfato. Più la ghiandola pineale s'indurisce a causa della produzione di cristalli, meno melatonina viene prodotta disturbando il ciclo veglia/sonno. La ricerca riporta anche che l'indurimento da parte del fluoruro, accelera lo sviluppo sessuale nei bambini, soprattutto nelle ragazze. Uno studio di 30 anni fa svolto in America, riferiva che il 40% dei ragazzi sotto i 17 anni avevano calcificazioni pineali. Da allora si è vista l'insorgenza di pubertà precoce specie nelle ragazze. Eliminare il fluoro può essere il primo passo per ridurre i problemi di salute. Utilizzare un dentifricio senza fluoro, evitare l'acqua del rubinetto e mangiare cibi ricchi di calcio piuttosto che prendere integratori di calcio per ottenere la vitamina D. Senza abbastanza vitamina D infatti il calcio non diventa biodisponibile e calcifica nei tessuti umani tra i quali la ghiandola pineale. Il frutto dell'albero di tamarindo è estremamente efficace nel rimuovere il fluoruro dal corpo. Uno studio ha trovato che i bambini ai quali è stato dato il tamarindo, hanno espulso una maggiore quantità di fluoro attraverso le urine rispetto al gruppo di controllo.

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Protocollo Elaborazione del Lutto

PROTOCOLLO CON TECNICHE INTEGRATE PER LA ELABORAZIONE DEL LUTTO

Con la parola lutto  s'intende sia la reazione emozionale che si sperimenta quando perdiamo una persona significativa della nostra esistenza, sia il tempo che segue alla sua morte. Si estende anche il concetto di lutto come metafora anche quando si perde una persona cara, non fisicamente ma dal punto di vista del contatto fisico, ad esempio una separazione, un divorzio, una coppia che si rompe, ecc ecc. Chiunque sia mancato, un figlio, un coniuge, un genitore, un fratello, un nonno, un amico, sentiamo di aver perso una parte di noi stessi e, com'è naturale, sperimentiamo un periodo di sofferenza e difficoltà. Non si può amare qualcuno e perderlo, senza sentirsi soli e deprivati del suo affetto, della sua esistenza, senza diventare vulnerabili e provare dolore. Il lutto è come una ferita, il cui processo di cicatrizzazione e di guarigione richiede tempo e fatica. Questo processo costituisce un vero e proprio lavoro su se stessi per poter tornare a vivere una vita sicuramente molto diversa da quella precedente e che, gradualmente con il tempo, si scoprirà comunque densa di valore se si riuscirà a integrare la perdita nella trama della propria vita. Quando si perde una persona cara, si vive una delle esperienze più dolorose che la vita ci possa offrire. Riuscire ad affrontare questo difficile evento essendo capaci di mantenere un buon equilibrio interiore non è semplice. Nel vivere il lutto ci si scontra con la caducità della vita e col senso d’impotenza che si prova quando ci si rende conto di non poter fare più nulla per mantenere in vita la persona a cui siamo legati. Il lutto è vissuto ed elaborato in tempi e modi molto personali e differenti: non esiste una maniera giusta in assoluto. Ciascuno di noi ha personalità, modi di affrontare la vita e storie passate diverse, per cui il dolore e i comportamenti saranno differenti da quelli di qualsiasi altra persona, anche degli altri membri della famiglia. Alcuni superano il lutto in breve tempo, altri lo portano nel loro cammino a ogni passo; alcuni ne risentono profondamente, altri diventano più maturi, più validi di prima: certamente tutti ne soffrono e portano il ricordo della persona scomparsa.
Anche le manifestazioni del lutto sono molto diverse:
 alcune persone si comportano in maniera distaccata e controllata;
 altre piangono e si disperano rumorosamente;
 altre ancora vogliono stare da sole;
 certune preferiscono una compagnia costante;
 molte invece eliminano subito dopo la morte le cose che appartenevano alla persona cara;
 diverse altre le conservano immutate per anni;
 talune vanno ogni giorno al cimitero e altre ancora lo rifuggono totalmente.

Ogni lutto è diverso per qualità, intensità e durata delle reazioni emozionali, ma a tutte le persone richiede tempo e un vero e proprio lavoro per elaborarlo. Ciò che accomuna tutti i lutti è la presenza di un percorso con delle fasi che, pur con una certa irregolarità, in genere si susseguono: shock iniziale, disperazione, struggimento per la perdita, espressione di sentimenti e di reazioni emotive violente, nascita di una relazione interiore con il defunto, accettazione della perdita subita, e, solo alla fine, riorganizzazione di sé senza più la presenza fisica della persona cara. La risposta iniziale alla morte è uno stato di shock che paralizza e coinvolge completamente la persona. Si è talmente scossi e disorientati che per difendersi e sopravvivere alla perdita, si cerca di negare l'accaduto, di attutire le emozioni troppo forti per evitare la sofferenza e tenere lontano una realtà sentita insopportabile, priva di senso e portatrice in genere di significati essenzialmente negativi. Spesso può accadere che si è consapevoli razionalmente di ciò che è accaduto, ma non si riesca ad accettarlo emotivamente. Questo è un modo molto naturale per difendersi. Poi tutti gli interessi si concentrano sulla perdita e sul dolore. Il sonno, l'appetito, l'attività, la sessualità, la vita interiore e quella relazionale sono sconvolti: si può vivere un periodo più o meno lungo di abbattimento, costernazione, inibizione, astenia o iperattività paradossale e difensiva. Successivamente, quando si diventa più consapevoli della realtà della perdita, s'incomincia a esplorare il significato della privazione di quella figura per la propria esistenza. Si ripercorre la natura della relazione, guardando alla totalità della persona scomparsa, agli aspetti positivi e negativi, riconoscendo ciò che si è vissuto, condiviso e perduto e, per certe situazioni, anche tutto ciò di cui ci si è liberati, perché non sempre i rapporti sono stati semplici e soddisfacenti. In questa fase si è inondati da reazioni emotive più forti e più profonde di quelle che si sperimentavano abitualmente prima del lutto: tristezza, solitudine, nostalgia, paura, disperazione, angoscia, rabbia, rancore, rimpianti e sensi di colpa con i rispettivi correlati di aggressività e depressione, che sono i compagni più frequenti e fedeli di questo periodo. C'è il rischio di rimanere imprigionati nel passato e di allontanarsi dal presente. Frutto di questo periodo travagliato, in cui si apprende ad accettare la realtà della perdita, è lo sviluppo di una nuova relazione con la persona scomparsa. Si trova conforto nel conservare dentro di sé l'immagine della persona amata, i suoi valori, le esperienze condivise, sperimentando la capacità di mantenerne vivo il ricordo e la memoria e di continuare ad amarla, anche se non è più presente fisicamente. Successivamente, quando inizia un allentamento del dolore, diventa possibile riscoprire le proprie risorse e funzioni vitali che permettono di procedere nel percorso di ricostruzione della propria vita e di aprirsi agli impegni, ai progetti e ai rapporti, che aiutano a riaccostarsi alla vita e alla realtà.
Nelle situazioni normali, al di fuori quindi di lutti complicati e patologici, si deve pensare al lutto come a un processo che inizia, si sviluppa e si conclude: il dolore si attenua poco a poco e la vita riprende, colmando i vuoti con nuovi compiti e nuove presenze. Solitamente non si assiste alla remissione spontanea della sintomatologia nel caso in cui la persona colpita dal lutto non possieda quelle abilità cognitive e comportamentali necessarie a fronteggiare nel tempo l’emergenza. Infatti, non tutti possiedono un repertorio competente e capace di fronteggiare gli eventi stressanti improvvisi ed intensi come può essere la perdita di una persona cara.
In tale caso, ci potrebbe essere il rischio che l’esperienza della perdita porti ad un progressivo peggioramento della qualità della vita della persona fino a scatenare, in persone già predisposte, l’insorgenza di una psicopatologia quasi sempre connessa ad una PTSD ovvero sindrome da stress post traumatico.  In effetti, il meccanismo in base al quale sia possibile lo scatenarsi di una problematica psichica è riferibile al modello cognitivo-comportamentale: stress/vulnerabilità.

POSSIBILI APPROCCI RISOLUTIVI: Combinazione Ipnosi con Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR)

L’ipnosi è una condizione naturale della mente da non confondere con gli stati di veglia e di sonno. In questo stato la mente è recettiva rispetto a stimoli interni ed esterni ed esprime in modo diverso capacità di elaborazione e realizzazione. Può svilupparsi spontaneamente attraverso stimoli etero o auto provocati. Non può essere considerato come uno stato alterato di coscienza, bensì uno stato modificato dove l’accesso all’inconscio è facilitato attraverso il linguaggio delle immagini e delle metafore. In questo stato il soggetto beneficia della guida di uno psicologo o un esperto di tecniche ipnotiche in termini di ricostruzione, rafforzamento dell’io e livello di consapevolezza delle proprie risorse. L'EMDR è un approccio misto verbale visivo creato dalla psicologa americana Francine Shapiro nel 1987. Originariamente concepito come uno strumento utile nella psicoterapia del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), in seguito ha incorporato al suo interno spunti teoretici ed applicativi provenienti da differenti paradigmi psicoterapeutici allo scopo di potenziarne l'efficacia e la flessibilità (Shapiro, 1995), consentendo l'applicabilità della metodica ben oltre i limiti dell'originario ambito del PTSD. L'elemento di maggiore carattere distintivo dell'EMDR è certamente l'impiego di determinati stimolazioni da parte del terapeuta che, tipicamente, producono nel paziente movimenti oculari a destra ed a sinistra del suo campo visivo. Tali movimenti oculari, a loro volta, generano una sorta di elaborazione accelerata delle informazioni associata ad una più rapida risoluzione di eventi negativi e traumatici (Shapiro, 1995). Questo avviene mentre il paziente focalizza la sua attenzione sul ricordo dell’esperienza traumatica che ha contribuito allo sviluppo del suo disagio o patologia . La ricerca ha in seguito indicato come i movimenti oculari sarebbero solo una delle possibili modalità efficaci di stimolazione bilaterale; risultano efficaci anche altri tipi di movimento oculare: tamburellamenti sul dorso o sul palmo delle mani, rumori proposti alternatamente alle orecchie, l'osservazione di una luce che scorre su una barra luminosa (per una rassegna sulla ricerca sulla stimolazione bilaterale, Lipke, 2000). In ogni caso, tali stimoli devono essere proposti all'interno di un contesto caratterizzato da un'attenzione duale, ovvero un'attenzione rivolta contemporaneamente al target di intervento ed allo stimolo bilaterale proposto dal terapeuta. La procedura-tipo o algoritmo di intervento consta di otto fasi specifiche, composte di elementi "non specifici" (relazione terapeutica, elementi psico-educazionali, etc.), di elementi specifici (stimolazione bilaterale, sequenzialità degli interventi effettuati) ed elementi mutuati - direttamente o indirettamente - da altre tradizioni di ricerca (assessment e ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale, abreazione, assecondamento delle libere associazioni, manipolazione delle immagini mentali e tecniche provenienti dalla tradizione della psicoterapia ipnotica. Sembra che esista un sistema innato di elaborazione dell’informazione e che le patologie si sviluppino a causa del blocco di questo meccanismo. In questo caso movimenti oculari opportunamente stimolati produrrebbero una ri-sincronizzazione dell’attività dei due emisferi. L’ipnosi condotta attraverso il linguaggio del terapeuta: uso delle visualizzazioni e delle metafore, può portare la persona a raggiungere uno stato di calma e di recupero di risorse e prepararla all’utilizzo dell’E.M.D.R. Inoltre, se necessario, potrà attivare la capacità di onorare il legame con il proprio congiunto, non più improntato sul dolore ma sull’amore. Una perdita può essere così devastante da bloccare tutti ricordi positivi della persona amata: è quindi importante far elaborare i momenti traumatici che creano disagio, per attivare l’affioramento dei ricordi positivi. I ricordi positivi rappresentano il ponte tra il mondo con la persona amata ed il mondo senza di essa, danno colore e significato alla relazione e costruiscono la nostra rappresentazione interiore di quella persona. La terapia ipnotica condotta prima dell'EMDR è poi assolutamente indicata quando il paziente non è in grado di "lasciarsi andare" e fidarsi delle proprie sensazioni ed emozioni, abilità fortemente richiesta dall'impiego dell'EMDR e che può essere gradualmente sviluppata attraverso l'impiego della terapia ipnotica: per esempio attraverso l'apprendimento di tecniche di autoipnosi. Allo stesso modo, la psicoterapia ipnotica sembra agevolare il successivo lavoro con l'EMDR con persone provviste di una scarsa competenza emotiva, la cui massima espressione è l'alessitimia, rappresentando l'approccio ipnotico un possibile contributo all'addestramento dello sviluppo delle competenze emozionali e di "ascolto propriocettivo" necessari per questi pazienti (Taylor, 1997). L'inizio della terapia attraverso l'ipnosi è poi da consigliarsi quando il paziente, essenzialmente come esito della sua storia di attaccamento (Giannantonio, 2000), si trova in una delle seguenti eventualità:
1) ha notevole bisogno di supporto per esplorare il proprio mondo interiore e, di conseguenza, l'impiego di metodologie ipnotiche è fortemente indicato potendo fare leva sul rapporto viscerale che instaura tra paziente e terapeuta e sul lavoro all'interno di una costante condizione di sicurezza. L'autoesplorazione sarà in questo modo avvantaggiata;
2) è estremamente diffidente ed ha paura di essere spinto in direzioni che non può controllare e per tale motivo, con l'EMDR, può scegliere di rendere impraticabile qualunque tentativo di lavoro diretto. Un preventivo lavoro permissivo ed indiretto con la psicoterapia ipnotica può essere fondamentale in quanto mostra chiaramente al paziente che il controllo del lavoro può e deve essere sempre nelle sue mani.
Potrebbe inoltre essere indicata l’impiego dell’ipnosi durante una seduta di EMDR quando il paziente ha bisogno di abbassare l’arausal dopo aver avuto accesso ad emozioni troppo intense e disturbanti o per sbloccare momenti di possibile stallo durante la seduta stessa causati da una difficoltà del paziente a tollerare il materiale emozionale emerso in seduta ed esplorare con maggiore discrezionalità l’area di lavoro che si sta accingendo a lavorare ed attivare le sue capacità di coping. L’EMDR viene utilizzata su ciò che c’è di più acuto, valutando naturalmente, con adeguato assessment le capacità e la prontezza del paziente al suo utilizzo, si lavora con l’elemento percepito con maggiore intensità, sui sintomi intrusivi se presenti, sui traumi, sul senso di impotenza, sul senso di colpa e sulle circostanze che hanno portato a far emergere i vissuti disturbanti. L’ipnosi è fondamentale come integrazione all’elaborazione del lutto, in quanto aiuta il paziente ad instaurare una sensazione di sicurezza, aumentare l’autoefficacia personale, a creare un legame di fiducia con il terapeuta che possa condurlo a guardarsi dentro.
Dopo che si elabora la perdita della persona amata, bisogna valutare cosa emerge nuovamente, cosa viene percepito, parte dell’elaborazione del lutto è una riconciliazione con sé stessi senza la persona cara. Terminata la seduta di EMDR, è opportuno utilizzare l’ipnosi per indurre un leggero stato di trance per stabilizzare il paziente e fargli recuperare energie se la seduta è stata faticosa ed impegnativa. A quanto scritto sino ad ora si può affermare che la psicoterapia ipnotica e l’EMDR sono facilmente e produttivamente integrabili in quanto si può dire che presentano alcune similitudini procedurali e concettuali quali:
1) entrambe tendono all'impiego olistico di tutte le risorse del paziente: razionali, comportamentali, emotive, somatiche, presupponendo, ericksonianamente, fino a prova contraria, che l'individuo possegga fin dall'inizio tutte le risorse necessarie per il cambiamento; o sono entrambi approcci intrinsecamente psicosomatici e, come tali, elettivi nell'intervento sui disturbi post-traumatici (van der Kolk, 1996);
2) entrambe sono particolarmente efficaci nell'intervento sulla memoria procedurale, sulla memoria stato-dipendente e nell'integrazione fra i differenti sistemi di memoria (Giannantonio, 2000);
3) entrambe puntano sull'integrazione degli stati di coscienza, dell'identità personale, delle reti mnestiche, e delle psicoterapie in genere, presupponendo anche una concezione intrinsecamente dissociativa della mente (Phillips, Frederick, 1995), e con ciò distanziando inevitabilmente l'EMDR dall'approccio cognitivo-comportamentale che pure, sempre più frequentemente, fa riferimento ad essa;
3) sono molto efficaci nel ridurre l'iperassociazione e la dissociazione, spesso entrambe presenti in molti traumi (van der Kolk et al., 1997);
4) entrambe consentono una vivida produzione di esperienze interpersonali profondamente mutative atte ad integrare le precedenti esperienze di attaccamento deficitarie o patologiche (Giannantonio, 2000; Manfield, 1998; Parnell, 1999; Wade, 2001)

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